Ars Et Labor Libri
Libri pubblicati nella collana Ars Et Labor Raccolte di poesia di singoli poeti
Aeroplani Buzzi Paolo - Lampi Di Stampa, 2009 - Ars Et Labor
«L'aeroplano è simbolo del futurismo. Questo prodigioso congegno alato, che prima corre sulla terra, tanto veloce da potersene alfine staccare per librarsi nell'aria al disopra di ogni via battuta e d'ogni ostacolo [...] Aeroplani, dunque, è il migliore dei titoli che si potesse dare ad un libro di canti veramente futuristi, cioè in aperto contrasto con ogni tradizione ideologica ed artistica, cioè nuovi nell'ispirazione e nella forza, cioè liberi, audaci e battaglieri». (Filippo Tommaso Marinetti) Con una prefazione di Giampaolo Pignatari.
Le lacrime di S. Pietro Malherbe François De - Lampi Di Stampa, 2009 - Ars Et Labor
François de Malherbe occupa un posto centrale nell'evoluzione della poesia francese. Già Boileau nella sua Art Poétique (1674) ne sanciva l'importanza proponendolo come modello, e tale giudizio molto pesò sia sui contemporanei che sulla critica successiva, concorrendo ad attribuire a Malherbe una importanza ancora maggiore di quella che forse gli spettava. Malherbe, al contrario di molti contemporanei, non ha mai scritto un'arte poetica, che tuttavia si può desumere in modo assai concreto esaminando le notazioni a margine dei volumi di Philippe Desportes (1546-1606), che dominò la sua epoca, mentre le chiose alle opere di Pierre de Ronsard (1524-1585) non ci sono pervenute essendo andati smarriti i libri. Ne emerge una regolistica in cui si condanna il Petrarca e il petrarchismo, visti come fattore inquinante della tradizione francese, intendendo Malherbe intraprendere il cammino verso la clarté e la sobrietà. Così la concezione sua, nel furor di depurazione del linguaggio, tenderà sempre più alla riproposizione del classicismo. Intorno ai trent'anni, Malherbe, che ancora si esercitava sulla poesia barocca, incominciò a dare buona prova con Les Larmes de Saint Pierre, che si rifà liberamente all'omonima opera incompiuta di Luigi Tansillo (1510-1568). Questo poema ci appare ancora vicino a un petrarchismo flamboyant, e tuttavia in esso si scorgono già i germi delle successive evoluzioni. Con una prefazione di Domenico Chiodo.