Cahiers Libri
Libri pubblicati nella collana Cahiers Lingue elleniche
Iliade Bespaloff Rachel - Castelvecchi, 2017 - Cahiers
«Nessuno di noi, oggi, si aspettava più un saggio su un'opera come l'Iliade capace di tale forza, di tale lucidità e profondità di vedute»: così il «New York Times» salutava nel 1943 la pubblicazione del saggio di Rachel Bespaloff sul capolavoro omerico, un viaggio alla scoperta dei sensi remoti che vi sono racchiusi e criptati, cui fa da centro la guerra, evento di distruzione e creazione. Nella guerra tutto trasfigura, la vita «non appare più come un'evoluzione continua che va dalla nascita alla morte, ma come una realtà atemporale con la morte al centro di tutto». A dar corpo agli archetipi pensano i suoi interpreti. Achille, che è «il gioco della guerra», la gioia del saccheggio, il lustro dei trionfi inutili, delle imprese folli, il solo personaggio dell'Iliade che finisce per essere odioso e atroce. Ettore, costretto ad «abbandonare a una dolorosa distruzione tutto ciò che ama», abbracciando con un ul-timo sguardo i veri beni della vita, d'improvviso esposti nella loro nudità di bersagli. Elena, «la più bella delle donne, che tutto ispira, tutto conduce a un destino luminoso», scelta dagli dèi soltanto per matura-re la propria sventura e quella di due popoli. È un'Iliade prismatica, su cui troviamo proiettato un cono di luce, un lampo di vero sull'eterna cecità della storia, cui solo il chiarore creativo del poeta può opporsi, con i suoi eroi più divini degli dèi, più umani degli uomini.
La fanciulla e il re. L'eterno conflitto tra Antigone e Creonte Riviello Anna Maria - Castelvecchi, 2017 - Cahiers
Come ha scritto George Steiner, quella di Antigone è una tragedia che non smetterà mai di interrogarci perché contiene tutte le costanti dei conflitti umani: donne-uomini, giovani-vecchi, vivi-morti, mortali-immortali, stato-individuo. Conflitti senza tempo che in questo libro si incalzano nella loro storicità e mutevolezza. La fanciulla di Tebe, figlia di Edipo e Giocasta, nel suo mortale conflitto con Creonte ha compiuto qualcosa di straordinario: Antigone non contesta la legge in nome di una presunta superiorità dell'amore, ha cura dell'amore ma si scaglia contro il re, la sua dismisura e la profonda ignoranza di sé e dei propri limiti. Sofocle fa dire al coro che l'uomo sa fare cose grandiose e terribili, ma si ferma davanti alla morte. Il grande drammaturgo, in quel meraviglioso V secolo di Atene, aveva intuito che solo una donna poteva compiere un gesto inaudito di libertà e proporre un'altra forma di civilizzazione che non dimentica che si può essere grandi senza nascondere la propria fragilità, ma ritrovandola negli occhi del nemico.