Cronotassi Del Regno Di Napoli Libri

Libri pubblicati nella collana Cronotassi Del Regno Di Napoli Storia

LIBRO   9788872973066

La badessa e la lana di Florentia: il commercio tra Lucania e Toscana ceduto dal papa ai cavalieri di Malta. Vol. 2: Cronotassi delle badesse fiorentine nel territorio di Forenza (PZ) Bascetta Arturo   -  Abe, 2026  -  Cronotassi Del Regno Di Napoli

"Prologo: forenza enclave fiorentina delle monache di san pier maggiore Il presente volume apre una finestra su un mosaico storico di straordinaria complessità, dove i confini geografici si dissolvono per lasciare spazio a un'articolata trama di dipendenze monastiche e poteri regali. Se in passato l'apparente assenza di beni lucani nei registri dei grandi ordini poteva apparire come una lacuna, l'indagine di Bascetta rivela una realtà ben diversa: quella di un territorio legato indissolubilmente alla Trinità di Venosa e alla sua rete di pertinenze, prima che quest'asse congiungesse il cuore della Basilicata alle nebbie del Nord e alle colline della Toscana. Il fulcro di questa vicenda risiede nella stagione "gloriosa" degli Altavilla. Furono quei formidabili condottieri a trasformare l'area di Forenza nel tribunale principale di un nuovo Giustizierato del Regno. In quel frangente Re Ruggero II, acquartierato presso San Nicola, riuscì a domare la ribellione dei baroni pugliesi nel giugno del 1133, sancendo la fedeltà della cittadella regia e donandole il "calice della pace". Questo episodio non fu un semplice fatto d'armi, ma l'inizio di una parentesi di autonomia e vigore istituzionale che vide l'Abbazia di San Nicola di Forenza e la Trinità di Venosa espandersi ben oltre i confini meridionali, lasciando poi il posto alla secolare gestione delle monache di Firenze. La ricerca documenta un fenomeno di eccezionale interesse: la penetrazione dell'ordine venosino nel tessuto rurale toscano divenne per Forenza un'inedita occasione di commercio. Quella che potrebbe sembrare una remota proprietà terriera era in realtà una stazione di sosta e gestione economica vitale, un ponte tra la Lucania e Firenze lungo la "Via della Lana". Questa entità giuridica e fiscale, lontana dalle leggende e radicata nei canoni enfiteutici, legava le popolazioni del Montalbano alla lontana terra di Forenza. Tuttavia, il destino di queste terre subì una trasformazione epocale. Se nel 1297 Papa Bonifacio VIII decretò il passaggio dei beni venosini ai Cavalieri di Malta, la storia documentata in queste pagine rivela un legame ancora più profondo e specifico: quello con il Monastero di San Pier Maggiore di Firenze. Attraverso un'analisi rigorosa dei fondi archivistici, emerge la fisionomia della «Regione Forentia», un'enclave lucana che per secoli visse sotto l'egida amministrativa e spirituale fiorentina. Il volume che il lettore si accinge a esplorare scardina consolidate convinzioni storiografiche, restituendo alla Basilicata e alla Toscana un legame che il tempo aveva quasi del tutto sbiadito. Al centro di questo lavoro non ci sono solo eventi d'armi o dinastie, ma la riscoperta di un'entità politica e geografica straordinaria: un pezzo di Stato fiorentino trapiantato nel cuore del Mezzogiorno. Attraverso lo studio di un immenso corpus di pergamene conservate nell'Archivio di Stato di Firenze, emerge una fitta trama di rapporti burocratici e legali. Non si tratta di semplici atti di fede, ma di una gestione manageriale ante litteram. La presenza a Forenza di figure come Lapo de Florentia, "notaio fiorentino delle cause della Badessa", o di Gualterius de Venosa, dimostra come una raffinata burocrazia gestisse direttamente terre, mulini e canoni, unendo la Tuscia alle pianure lucane. Questo studio analizza come tale "piccolo stato" abbia saputo resistere ai grandi traumi della storia: dal sisma alla peste nera del 1348, fino alla riorganizzazione del censimento aragonese del 1481. Grazie alla protezione vaticana e alla fermezza delle badesse toscane, la Regione Forentia rimase un'isola di stabilità, regolata da mappe precisissime i cui "termini" di pietra sono stati rintracciati e identificati dall'autore sul campo. Un capitolo fondamentale è infine dedicato alla risoluzione di un "giallo" geografico: l'ubicazione del Monte Piloso. Incrociando i codici diplomatici con le fonti papali, l'opera dimostra che (...)"

€ 44.00 € 49.00
LIBRO   9788872973059

Ruggiero II e il calice di Forentia. Il viaggio del re nell'abbazia lucana, le pergamene di S. Nicola di Forenza, il commercio della lana con Firenze e la donazione ai cavalieri di Malta Bascetta Arturo   -  Abe, 2026  -  Cronotassi Del Regno Di Napoli

"Con venosa per vendere la lana e poi con re Ruggiero II e i cavalieri Come abbiamo avuto modo di osservare nel corso della nostra analisi, nel vasto e articolato mosaico dei possedimenti distribuiti tra le terre di Puglia, Molise e Campania, si nota una peculiare assenza: quella dei beni situati in Basilicata. Questa apparente lacuna si spiega con la complessa stratificazione delle dipendenze monastiche, che vedeva tali territori legati indissolubilmente all'abbazia della Trinità di Cava de' Tirreni e, in una fase cronologica antecedente, alla prestigiosa abbazia della Trinità della Cava in Militiano (identificabile con il sito di San Felice presso Cimitile di Nola), la quale a sua volta traeva la propria legittimazione e radice storica dal nucleo primigenio della Trinità di Venosa. In questo scenario, un ruolo di assoluto rilievo spetta agli abati venosini. Come vedremo dettagliatamente nei volumi di questa collana, essi godettero di una posizione di straordinario privilegio durante l'epoca della «gloriosa» stirpe degli Altavilla: quei formidabili condottieri normanni che, partendo dalle nebbie del Nord, giunsero a regnare come Re di Sicilia dalla splendida corte di Palermo. Prima ancora del consolidamento regio, la loro ascesa fu segnata da una parabola politica incessante che li vide affermarsi come Principi, Duchi e Conti di Puglia, sebbene impegnati in una perenne e fratricida lotta intestina, oltre che in costanti conflitti con altre casate di origine franca, come i Drengot di Capua e i Blosseville di Gaeta, e con i rami collaterali giunti dai Duchi di Calabria e altri esponenti della nobiltà normanna più ortodossa. In questa prima sezione della nostra ricerca, l'attenzione si sposta verso una propaggine settentrionale di questo immenso patrimonio: la proprietà fondiaria dell'Abate di Venosa a Carmignano, nel cuore del Montalbano pratese, a brevissima distanza dall'influenza di Firenze. Questa presenza fondiaria ebbe inizio nel XII secolo, in una fase di eccezionale vigore istituzionale per l'Abbazia di San Nicola di Forenza, assorbita dalla Santissima Trinità di Venosa, che viveva allora la sua massima stagione di espansione territoriale e politica sotto la duplice e potente protezione della dinastia degli Altavilla e del soglio pontificio. La penetrazione dell'ordine venosino nel tessuto rurale toscano risale precisamente alla metà del 1100. In quel frangente storico, l'Abbazia di Venosa riuscì a ottenere il controllo della Chiesa di San Giovanni a Carmignano, alla quale era annesso un fondamentale "ospedale" destinato al ricovero e all'assistenza dei pellegrini. È importante sottolineare come tale acquisizione non rivestisse un carattere meramente spirituale o caritatevole: essa portò con sé una dote patrimoniale di altissimo profilo, costituita da terreni agricoli, oliveti d'altura e vigneti specializzati, donati con munificenza dalla nobiltà locale. Questi atti di liberalità rispondevano alla duplice necessità dei donatori di assicurarsi le preghiere d'intercessione dei monaci e di garantire un presidio di assistenza per i viandanti lungo le direttrici viarie del tempo. La storiografia consolidata, incrociando sapientemente le vicende degli ordini cavallereschi con i dati tecnici derivanti dall'estimo del territorio pratese, conferma la solidità della presenza della Magione (o Mansio) di San Giovanni di Carmignano e la sua diretta dipendenza gerarchica dall'Abbazia della SS. Trinità di Venosa e da San Nicola di Forenza. Tale struttura non era un semplice oratorio, bensì una vera e propria mansio, configurandosi come una stazione di sosta strutturata per la gestione economica e la logistica agricola. I documenti medievali superstiti citano infatti con frequenza l'Abate di Venosa quale legittimo proprietario di fondi «posti nel distretto di Carmignano», la cui amministrazione quotidiana era delegata a un rettore o amministratore locale, figura di raccordo che rispondeva del propri..."

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