Fuoriformato Nuova Serie Libri
Libri pubblicati nella collana Fuoriformato Nuova Serie Raccolte di poesia di singoli poeti
L'opera poetica Villa Emilio Bello Minciacchi C. (Cur.) - L'orma, 2014 - Fuoriformato. Nuova Serie
Come qualcun altro nei secoli che lo hanno preceduto, ma quanto nessun altro nel suo, Emilio Villa ha scritto per un altro secolo. Ora, giusto a cent'anni dalla sua nascita, finalmente è venuto il suo tempo. Villa: il clandestino del Novecento italiano (come lo ha definito Aldo Tagliaferri, suo storico sodale e interprete); il dinamitardo di ogni accademia e di ogni canone; il passa-muri disciplinare che ha ibridato fra loro, in un'unica folgorante avventura letteraria, avveniristica ricerca poetica (al passo con le grandi avanguardie europee), rabdomantica erudizione antichistica (traduttore critico dell'Antico Testamento e dell'Odissea), leggendario "occhio" per l'arte odierna (i cui "attributi" indagò in un libro memorabile), padronanza universale del patrimonio linguistico indoeuropeo (per decenni perseguì l'impresa d'un dizionario etimologico in solitaria). Villadrome, come lo "parabattezzò" Duchamp, è sempre rimasto ostinatamente, orgogliosamente fuori da ogni confine, da ogni partizione, da ogni identità. Ora Cecilia Bello Minciacchi, la studiosa che nell'ultimo quindicennio si è votata con tutte le sue forze a quest'opera impossibile, l'ha ricostruita in tutte le sue pieghe enigmatiche, in tutte le sue svolte anche clamorose, in tutte le sue idiosincrasie. Per la prima volta dunque il corpus poetico villiano si trova qui riunito in un unico, documentatissimo volume che raccoglie tutti i suoi testi pubblicati, in vita e dopo la sua morte. Postfazione di Aldo Tagliaferri.
Lame. Rame + lime seguite da Quarantena e Versi rispersi Frasca Gabriele - L'orma, 2016 - Fuoriformato. Nuova Serie
Riproponendo le sue prime raccolte, Rame del 1984 e Lime del 1995, questo volume è un'"edizione critica d'autore" ma insieme, annota Giancarlo Alfano, un libro nuovo di quello che è il maggior poeta della sua generazione. Collocandosi al di qua delle forme fluide dell'ultimo Rimi, infatti, Lame è anzitutto l'impressionante archivio di quella maniera neometrica che, tra gli altri, fu appunto Gabriele Frasca a introdurre, al principio degli anni Ottanta, nella nostra poesia. A posteriori, tuttavia, pure quelle torturanti gabbie sintattiche, ispirate al "fermo volere" di Arnaut Daniel, si animano di un movimento perturbante. Quei sonetti frantumati e quelle sestine moltiplicate - cui demandammo, in catacumbas, la nostra educazione o diseducazione intellettuale e sentimentale - vanno ora a comporre una storia. Ancora più forte appare così, a distanza, la "stravolta ipernovità" di quel rigore formale che era, piuttosto, stoica divisa etica e, insieme, stimmate d'un orizzonte collettivo che ci appare, oggi, nient'altro che il nostro. Dove m'hanno condotto le vecchie parole, s'intitola la prima "canzone" di Quarantena. È da sempre questa la postura di chi calchi e ricalchi stampi della tradizione - dai provenzali a Beckett, come ricostruisce Riccardo Donati, passando per Dante e gli amati barocchi - che, come solchi d'un vecchio vinile, a forza di riascoltarli acquistano una misteriosa virtù allucinatoria. Postfazioni di Giancarlo Alfano e Riccardo Donati.
Il viaggio continua. Opere scelte 1971-1995. Con DVD video Beltrametti Franco Ruchat A. (Cur.) Giovannoli P. (Cur.) Stoja S. (Cur.) - L'orma, 2018 - Fuoriformato. Nuova Serie
"Nella diaspora stellare di spiriti irregolari seguita al big bang del '63, il caso di Franco Beltrametti è il più esemplare e - per chi voglia ricostruirne il senso - il più disperante. Nessuno più di lui visse l'esperienza artistica in primo luogo come esperienza, appunto: fervore di avventure e deterritorializzazione continua. Decisivi il viaggio in Giappone, nel '66, e il soggiorno nel Belice dopo il terremoto del '68. C'è una poesia giovanile che comincia con «Cinque case in tre mesi», e che già nel perimetro di Zurigo mostra un'inquietudine da vero beat (per concludersi nello spirito del «superstite lupo di mare» di Ungaretti, o d'un novello Lenz di Büchner). I sodalizi cogli artisti e i poeti di tre continenti, i componimenti in quattro lingue (con nonchalance dovuta anche, suo malgrado, all'origine elvetica) non sono solo il segno tangibile d'una vita all'insegna della generosità, del dispendio di sé (in una specie di «funzione Villa», pensando alla dépense del grande Emilio); sono il rifiuto di fare della propria identità una rendita, come si dice, "di posizione". Un'esistenza «in forma di arcipelago» (per parafrasare Blanchot) è quella di chi concepisce sé, e la propria espressione artistica, semplicemente come relazione con l'altro, gli altri. Per questo parte integrante del libro è l'Indice dei nomi con cui, di queste relazioni, si traccia la mappa. C'è un bellissimo acquerello tardo, di Beltrametti, in cui appunto un «Archipelago of the Mind» abbraccia ventotto «poets islands»: fra le quali artisti come Baruchello e musicisti come Cage, e poi John Giorno e Julien Blaine, Patrizia Vicinelli e Corrado Costa, appunto Villa e Balestrini, Adriano Spatola e Giulia Niccolai. Ogni volta che Beltrametti si è versato sulla pagina - sempre leggero e divagante, acquerellesco e zen: a parole quanto per immagini - lo ha fatto per collegare le isole nella corrente della sua vita. Cosi questa vita si è fatta, fino in fondo, poesia: perché è la poesia quella cosa che stabilisce legami." (A.C.)