I Cartonati Libri

Libri pubblicati nella collana I Cartonati Società e cultura: argomenti d'interesse generale

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  • 9788825019315 Anche loro. Inquieti cercatori
Cronache dei tempi miei. Vol. 4: Donne, prodigi e stranezze di Napoli libro
-5%
LIBRO   9788872974827

Cronache dei tempi miei. Vol. 4: Donne, prodigi e stranezze di Napoli De Rosa Loyse  Iandiorio Virgilio   -  Abe, 2023  -  I Cartonati

«Non ha dato un titolo al suo libro, ma credo che se l'avesse fatto, Loise De Rosa, avrebbe intitolato il testo alla maniera napoletana di «mo, ve conto». Era il modo antico, dei nostri avi cittadini del Regno di Napoli, di richiamare l'attenzione dei presenti, perché si stava per dire qualcosa di interessante, di importante. In questi ultimi anni è stata riservata maggiore attenzione alle "cronache" degli scrittori napoletani del XV e XVI secolo. Pochi anni fa De Caprio sottolineava "il nesso fra contesti, tradizioni culturali e scelte linguistiche delle cronache in volgare". Grazie a questi contributi, possono essere individuati "alcuni temi storiografici centrali per quanti, tra Cinque- e Seicento, affidano alla scrittura storica il compito d'illustrare le ragioni della preminenza sociale e politica dei ceti provinciali: il mito delle origini greco-romane e l'attenzione al Sacro, che si declina come interesse per la fondazione eroica delle città, per il culto dei santi protettori, per le istituzioni religiose". C'è qualcosa di più in questo desiderio di raccontare le vicende a cui si è assistito o di cui rimane ricordo nella tradizione culturale. Nel XV e XVI secolo in tutti i centri abitati del Regno si concordano tra gli abitanti e il feudatario dei regolamenti della vita cittadina, regolarmente sottoscritti davanti a notaio. Sono gli Statuti o i Capitoli Municipali, con cui vengono concordati i criteri di convivenza tra le famiglie, il rispetto dei loro beni materiali e la tutela dell'ambiente. Se si concorda qualcosa, vuol dire che ai contraenti si riconosce la "persona giuridica", cioè titolarità di diritti e obblighi. Nel suo racconto Loise De Rosa attinge da un patrimonio di eventi che la tradizione popolare aveva elaborato. Prendiamo la storia dell'amore tra Alfonso d'Aragona e la bella Lucrezia d'Alagno. Dato che la storia non è menzionata nei documenti storici fino a quando essa non sarà comprovata, gli studiosi moderni continuano a discutere la natura storica di Rahel e il suo rapporto con il re. Qualche considerazione a proposito della "traduzione" in italiano del testo di De Rosa che è in "espressione" napoletana. Ho seguito quanto dice V. Nabokov sulle traduzione di un testo in altra lingua diversa da quella originaria. Ho lasciato, per quanto ho potuto, l'andamento stilistico dell'originale. "Nabokov perfezionò la sua teoria sulla traduzione letterale: precisione lessicale senza alcun compromesso a vantaggio della fluidità e dell'approssimazione metrica o stilistica. Nabokov espose le sue idee nella prefazione a Invito a una decapitazione." La fedeltà dell'autore ha la precedenza, per quanto bizzarro sia il risultato Vive le pétant e abbasso i sempliciotti, i quali pensano che tutto vada bene se viene reso lo spirito". La traduzione doveva aiutare a leggere l'originale, non a sostituirlo. Benché, a differenza del romanzo realistico, i racconti dell'oralità popolare appartengano all'ambito dell'improvvisazione, i più interessanti autori contemporanei creano l'impressione dell'improvvisazione ogni volta che, inevitabilmente, fanno uso del linguaggio colloquiale". Il testo in volgare è stato lasciato così come nell'originale, cioè senza segni di interpunzione ma solo con la divisione in paragrafi. Per chi ha letto l'Ulisse di Joice risulterà più agevole la lettura. È un poco come se De Rosa avesse anticipato il monologo interiore. Il lettore, però, partecipa all'opera dello scrittore, perché ne interpreta l'andamento della lettura e i momenti di pausa.» (V. I.)

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LIBRO   9788872970768

Cronache dei tempi miei. Vol. 3: Cose di re, d'amore e di coltella De Rosa Loyse  Iandiorio Virgilio   -  Abe, 2022  -  I Cartonati

La narrazione di Loise De Rosa non è da considerare come una cronaca fredda di eventi di cui l'autore è stato spettatore, o anche semplicemente ascoltatore. Egli, infatti, è cantore di un'epopea popolare, che canta di gesta di re e principi e di gente comune, ma secondo uno schema narrativo che si avvicina al cunto. Si comprende bene che in questo modo le storie acquistano una esemplarità vicina al sentire della gente, diventando così un esempio da seguire o da evitare nella vita di tutti i giorni. Le imprese dei re e delle persone comuni così assumono un significato morale e, soprattutto, sono la testimonianza concreta della volontà divina che si manifesta nei modi e nelle forme che vanno oltre le intenzioni dei protagonisti. Spesso egli riassume in una sentenza il significato di una vicenda. Le espressioni latine riportate sono tratte in genere dai testi sacri o liturgici. Ma come accadeva molto spesso, i fedeli che partecipavano ai riti sacri ripetevano in latino le preghiere, ma con gli adattamenti lessicali per la comprensione dei testi da parte della maggioranza di essi, del tutto o in parte analfabeti. Cosa che si verificava anche per la toponomastica locale in latino o di ascendenza latina. Per esempio, le vineae domnichae (vigne dominiche) diventavano nella toponomastica del mio paese le vigne re lo gnecche, che non è un fantomatico personaggio, ma molto probabilmente un ipocoristico, un vezzeggiativo di gno signore. Il nostro autore si cimenta in citazioni latine tratte anche da autori classici e italiani. La trascrizione incerta delle parole latine è dovuta certamente ad una padronanza della lingua non corretta, ma a guardare bene il nostro autore aveva assimilato molto della cultura delle persone con cui era a contatto.

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