Il Tuffatore Libri
Libri pubblicati nella collana Il Tuffatore Salerno
La salita delle croci. «Salernum»: strutture dello spazio antropico 1. Ediz. illustrata Dell'acqua Mario - Marlin (Cava De' Tirreni), 2016 - Il Tuffatore
Due documenti del Codex Diplomaticus Cavensis (X sec.) riportano una lite giudiziaria tra il monastero di S. Massimo e quello di S. Lorenzo. I documenti descrivono la lite insorta per la giusta ripartizione dell'acqua incanalata del ribus/austini in una località esterna alla città denominata mons Berelais. Il termine Berelais definisce un luogo della Salerno medievale dove nella tarda antichità esisteva un anfiteatro. Già Erchemperto, nella "Storia dei longobardi", usa il termine Berelais per l'anfiteatro dell'antica Capua. A Salerno mons Berelais è anche la traccia linguistica della forma accidentata della città, caratterizzata nella parte alta da ripe, salti e valloncelli, ed è il luogo che si raggiunge con la ripida scala della salita delle Croci. La riscoperta di questi luoghi, con l'aiuto di un accurato rilievo planimetrico, propone nuove ipotesi interpretative della città. Salernum, una città montuosamente marina, rivela una forma urbana strettamente legata al sito ed alla trasformazione, nel tempo, delle sue strutture edilizie. Il fenomeno, controllato nella sintesi del disegno, appare meglio definito con la localizzazione, nel perimetro della sua storia, dell'anfiteatro, del teatro e del castrum.
I licei della memoria. Salerno, dal «Tasso» al «De Sanctis» Barone Enzo - Marlin (Cava De' Tirreni), 2018 - Il Tuffatore
Il Liceo Classico "Torquato Tasso", erede dell'omonimo istituto fondato da Gioacchino Murat nel 1811, fu inaugurato nel 1932 e rivestì, sin dal suo avvio, un ruolo centrale nella cultura salernitana dell'epoca. Il libro ne segue le vicende dal secondo dopoguerra fino alla costituzione, per l'elevata pressione demografica verificatasi in quegli anni, di un secondo liceo, il "Francesco De Sanctis". Si registrarono così, dal 1962 in poi, due separati centri d'eccellenza nell'educazione scolastica che, ancora oggi, contribuiscono in maniera determinante alla formazione della classe dirigente del territorio. Attraverso una ricostruzione puntuale e documentata, ricca di dati d'archivio e foto d'epoca, la storia di una comunità locale vista dall'osservatorio privilegiato del "Tasso", un istituto fortemente radicato nel tessuto socio-economico cittadino.
Salerno fascista. Potere provinciale e declino della città nella storia del ventennio Gambardella Alfonso - Marlin (Cava De' Tirreni), 2015 - Il Tuffatore
Un'attenta ricerca, compiuta su una vasta e inedita documentazione d'archivio, rivela la complessa geografia del potere fascista a Salerno. La struttura del partito nell'estesa area della provincia fu a lungo dominata da un ras locale, Mario Iannelli, in accordo con un gerarca nazionale di seconda fila, Matteo Adinolfi, che assicurò a sua volta protezione, carriere e vantaggi ai suoi amici della periferia, almeno fino alla metà degli anni Trenta, quando da Roma s'instaurò un maggiore e più diretto controllo dell'organizzazione politica. Dopo la caduta dell'amministrazione comunale che s'era ispirata alla personalità di Giovanni Amendola, la borghesia cittadina perse nel Ventennio la sua capacità di direzione politica ed economica della società locale. Il governo vero del territorio fu esercitato dall'autorità prefettizia per conto dello Stato fascista, e dai capitalisti agrari della Piana del Sele, che ne promossero la trasformazione agroindustriale e favorirono un emergente imprenditore del tabacco, Carmine De Martino. Il maggior peso assunto dalla provincia nel periodo fascista perdurò nel dopoguerra per la leadership politica di De Martino, e solo dal 1956 la città riprese il suo ruolo di centro, grazie alla figura di Alfonso Menna che assurse alla carica di sindaco e fu l'artefice di un progetto di nuova industrializzazione di Salerno.