Il Tuffatore Libri
Libri pubblicati nella collana Il Tuffatore SCIENZE UMANE
I licei della memoria. Salerno, dal «Tasso» al «De Sanctis» Barone Enzo - Marlin (Cava De' Tirreni), 2018 - Il Tuffatore
Il Liceo Classico "Torquato Tasso", erede dell'omonimo istituto fondato da Gioacchino Murat nel 1811, fu inaugurato nel 1932 e rivestì, sin dal suo avvio, un ruolo centrale nella cultura salernitana dell'epoca. Il libro ne segue le vicende dal secondo dopoguerra fino alla costituzione, per l'elevata pressione demografica verificatasi in quegli anni, di un secondo liceo, il "Francesco De Sanctis". Si registrarono così, dal 1962 in poi, due separati centri d'eccellenza nell'educazione scolastica che, ancora oggi, contribuiscono in maniera determinante alla formazione della classe dirigente del territorio. Attraverso una ricostruzione puntuale e documentata, ricca di dati d'archivio e foto d'epoca, la storia di una comunità locale vista dall'osservatorio privilegiato del "Tasso", un istituto fortemente radicato nel tessuto socio-economico cittadino.
Il segnale dell'elefante. Storia della mancata insurrezione del Partito d'Azione a Roma «città aperta» Fabrocile Francesco M. - Marlin (Cava De' Tirreni), 2017 - Il Tuffatore
Il libro racconta la storia, anzi le storie, che hanno dato origine al Partito d'Azione romano. Diverso da quello di Torino o delle regioni veneto-friulane, a Roma il Partito raccoglie la rete di Giustizia e Libertà, fatta di ex combattenti e Arditi del Popolo, artigiani, ferrovieri, intellettuali, impiegati. Alla vigilia dell'8 settembre si sono avvicinati agli "azionisti" numerosissimi militari e studenti, pronti ad impedire l'entrata in città dei nazisti in una sentita unità di azione con le forze armate italiane, che però restano inerti. Dopo la battaglia di Porta San Paolo la guerriglia procede organizzata per zone, ma anche sul fronte dell'intelligence e politico. Il Partito d'Azione intercetta e sabota il piano tedesco di affamare Roma e di deportarne il potenziale produttivo, bloccando nelle cancellerie le esecuzioni delle condanne per disobbedienza ai bandi nazisti. Dopo la decapitazione dei quadri organizzativi con le retate di polizia del febbraio-marzo 44, il Partito si riorganizza e prepara un piano militare insurrezionale: con 1200 armati, anche da solo il Partito è pronto a dare il colpo di grazia ai nazisti in smobilitazione. Mentre la base, intenzionata a combattere, trova collaborazione orizzontale con partigiani di colore diverso, i rapporti con gli Alleati e con i badogliani sono la quadratura del cerchio: il segnale radio - "elefante" - convenuto con gli americani per lo scoppio dell'insurrezione si perde in un giallo di rapporti interni al Partito, destinati a lasciare dopo il 4 giugno ferite non rimarginabili e verità indicibili, mentre la guerra, inesorabile, continua.
Salerno fascista. Potere provinciale e declino della città nella storia del ventennio Gambardella Alfonso - Marlin (Cava De' Tirreni), 2015 - Il Tuffatore
Un'attenta ricerca, compiuta su una vasta e inedita documentazione d'archivio, rivela la complessa geografia del potere fascista a Salerno. La struttura del partito nell'estesa area della provincia fu a lungo dominata da un ras locale, Mario Iannelli, in accordo con un gerarca nazionale di seconda fila, Matteo Adinolfi, che assicurò a sua volta protezione, carriere e vantaggi ai suoi amici della periferia, almeno fino alla metà degli anni Trenta, quando da Roma s'instaurò un maggiore e più diretto controllo dell'organizzazione politica. Dopo la caduta dell'amministrazione comunale che s'era ispirata alla personalità di Giovanni Amendola, la borghesia cittadina perse nel Ventennio la sua capacità di direzione politica ed economica della società locale. Il governo vero del territorio fu esercitato dall'autorità prefettizia per conto dello Stato fascista, e dai capitalisti agrari della Piana del Sele, che ne promossero la trasformazione agroindustriale e favorirono un emergente imprenditore del tabacco, Carmine De Martino. Il maggior peso assunto dalla provincia nel periodo fascista perdurò nel dopoguerra per la leadership politica di De Martino, e solo dal 1956 la città riprese il suo ruolo di centro, grazie alla figura di Alfonso Menna che assurse alla carica di sindaco e fu l'artefice di un progetto di nuova industrializzazione di Salerno.