Lascaux Libri
Libri pubblicati nella collana Lascaux SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI
Magia, scienza e religione nel pensiero occidentale. Una ricerca antropologica Tambiah Stanley Jeyaraja Sopranzetti C. (Cur.) - Editoriale Jouvence, 2021 - Lascaux
Distinguere il confine tra magia, scienza e religione nella storia intellettuale dell'Occidente appare molto difficile, se non impossibile. Perché gli sviluppi dell'una sono spesso stati annunciati dall'altra, e perché lo stesso apparire della razionalità si deve a una particolare evoluzione dei saperi magici e religiosi. Stanley Tambiah esamina magia, scienza e religione alla luce di un'analisi storica, attraversando la religione ebraica, il pensiero scientifico dei greci, la filosofia del Rinascimento, la riforma protestante e la rivoluzione scientifica europea a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. L'analisi che ne scaturisce è un'inedita discussione attorno alla razionalità, il relativismo e la transitività delle culture che, ancora oggi, costituisce uno dei punti nodali dell'antropologia e della filosofia.
Magia, scienza, religione Malinowski Bronislaw - Editoriale Jouvence, 2020 - Lascaux
Frutto del periodo trascorso da Bronislaw Malinowski tra gli indigeni della Nuova Guinea, quest'opera offre al lettore una vivida panoramica delle credenze religiose e magiche e del rapporto con la scienza di questo popolo. L'approccio dell'autore mette a confronto i concetti fondamentali dell'etnografia e contrasta la comprensione tradizionale della cultura primitiva nel modo più lucido. Malinowski comprende gli elementi universali della cultura umana attraverso il caso particolare degli abitanti delle isole Trobriand, che egli ha osservato e studiato. Tuttavia, il celebre antropologo non si limita a fornire un'interpretazione della religione, della scienza e della magia presso i popoli della Melanesia. Egli offre altresì, secondo un approccio originale, gli strumenti per entrare nel dibattito con le tesi di autori come Tylor, Frazer e Durkheim.
La mentalita primitiva Lévy-Bruhl Lucien - Editoriale Jouvence, 2025 - Lascaux
La mentalità primitiva è l'opera più celebre di Lucien Lévy-Bruhl, in cui egli si impegna a definire la "mentalità primitiva" distinguendola da quella "civilizzata". Quando viene pubblicata nel 1922, il suo interesse risiede soprattutto nella capacità di suscitare nei lettori il desiderio di superare il divario tra "loro" e "noi", anche se questo divario è il presupposto del sistema coloniale. Ma oggi è possibile leggere quest'opera con una finalità diversa da una giustificazione ideologica della dominazione di una società su altre, basata sulla loro presunta "primitività"? In realtà Lévy-Bruhl, più che descrivere "come pensano gli indigeni", parla del modo in cui agiscono sotto l'effetto di forze "impercettibili ai sensi eppure reali". Egli si comporta non tanto come un filosofo di altri modi di pensare, quanto come un sociologo e antropologo, attento a descrivere la pluralità delle forme di vita sociale. Come spiegano gli incidenti della vita quotidiana le "società primitive"? Li attribuiscono a cause soprannaturali, intorno a cui si organizza tutta la vita sociale. L'enigma su cui verte l'indagine etnologica, dunque, non è tanto l'alterità del "primitivo", quanto piuttosto l'interrogativo di un potere sociale che ci fa credere in forze invisibili come se fossero visibili.