Le Frecce Libri
Libri pubblicati nella collana Le Frecce Saggistica
Prossime uscite della collana Le Frecce
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788855451550 Credo. Commento al Simbolo degli apostoli
E poi libri, e ancora libri García Lorca Federico Santoni L. (Cur.) - Lindau, 2017 - Le Frecce
"Non di solo pane vive l'uomo. Io, se avessi fame e mi trovassi invalido in mezzo alla strada, non chiederei un pane; ma chiederei mezzo pane e un libro. [...] Libri, libri! È questa una parola magica, che equivale a dire: amore, amore! Una cosa che i popoli dovrebbero chiedere, così come chiedono il pane o come invocano la pioggia per i loro campi seminati". (Federico García Lorca (dal discorso di inaugurazione della biblioteca di Fuente Vaqueros, suo paese natale) Quando nel settembre del 1931 García Lorca pronunciò queste parole, in Spagna, la Repubblica aveva trionfato da pochi mesi e la libertà faceva di nuovo la sua comparsa in un Paese a lungo oppresso dalla dittatura. Il poeta sosteneva che il motto di una Repubblica avrebbe dovuto essere: «Cultura!», poiché solo questa rappresenta la luce che può guidare un popolo nella costruzione di una società democratica e pacifica. Ed è dal discorso del grande poeta che Lucilio Santoni muove per porre una questione difficile e sempre attuale: perché quella passione che García Lorca mostra per la costituzione di una biblioteca viene spenta nel sangue (insieme alla sua stessa vita) solo cinque anni dopo? Perché i libri, che il poeta pone al centro della nuova vita del Paese, non hanno impedito l'ascesa di una nuova dittatura? La riflessione di Santoni prende nutrimento, ancora, dai libri, dalla poesia, dalla vita, e approda a una risposta che è un verso poetico posto a titolo del suo saggio: E nell'anima aprire biblioteche.
Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani Leopardi Giacomo Pertosa A. (Cur.) - Lindau, 2017 - Le Frecce
Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani, scritto dal ventiseienne Giacomo Leopardi nel 1824 e pubblicato solo nel 1906, mette al centro la scostumatezza della società italiana, manchevole di una sensibilità morale condivisa e ingessata nella memoria di un passato ormai consegnato definitivamente alla storia. In queste pagine, Leopardi non fa professione di progressismo, ma fotografa la mediocre realtà del suo tempo, che oscilla tra la nostalgia per gli antichi fasti della civiltà meridionale a cui apparteneva, e l'incapacità di stare al passo con la modernità settentrionale. Dopo quasi duecento anni dalla composizione del Discorso, i mali denunciati da Leopardi sono ancora tutti presenti e forse persino più gravi. L'Italia, ubriaca del suo glorioso passato, sembra incapace di futuro. È relegata a comparsa sulla scena, a Sud del mondo, provincia, luogo antico destinato irrimediabilmente a perire sotto il peso dei suoi vizi atavici.