Le Porpore Libri
Libri pubblicati nella collana Le Porpore Cinema, film
Il ritorno di Monsieur Hulot. Due conversazioni e altri saggi Tati Jacques Rovatti A. (Cur.) - Medusa Edizioni, 2018 - Le Porpore
«Quello che ho cercato di fare dall'inizio - da "Jour de fète" e dal primo cortometraggio che avevo realizzato con René Clément - è di rendere il personaggio comico più veritiero. C'è stata, è vero, una scuola del film comico dove il personaggio arrivava con un cartellino dicendo: "Vedrete, io sono il buffone della serata, posso fare un sacco di cose, so fare il giocoliere, so ballare, sono un attore, sono un bravo mimo, so raccontare delle storielle". Era la vecchia scuola del circo, o del music-hall, che è poi la stessa cosa. Da parte mia ho cercato di dimostrare che, in fondo, tutti sono divertenti. Non è necessario essere un comico per far ridere. Ho visto un giorno, per esempio, un signore molto serio che doveva recarsi a un consiglio di amministrazione - e aveva il cappello adatto a questo genere di dimostrazione; avendo chiuso la portiera dell'auto con la chiave - sapete che c'è una sola serratura - si era ricordato di non aver chiuso quella opposta. Aveva pertanto fatto il giro per andare a chiuderla dall'esterno. Ma così facendo la cravatta gli era rimasta impigliata nella portiera. Si ritrovava così con una portiera chiusa e le chiavi in mano, ma non poteva raggiungerla. Evidentemente poteva cavarsela sciogliendo la cravatta, ma la mattina quando se l'era messa non aveva certo pensato di doverla togliere. Non è necessario essere un grande comico per trovarsi in una situazione comica. [...] Vorrei riuscire a fare un film, non lo nascondo, senza il personaggio di Hulot, solo con persone che vedo, che osservo, che incontro per la strada e dimostrare che, nonostante tutto, nella settimana o nel mese può sempre capitare loro qualcosa, e che l'effetto comico appartiene a tutti». (Jacques Tati)
Il cinema della crudeltà Bazin André Bruno E. (Cur.) - Medusa Edizioni, 2017 - Le Porpore
«Il criterio della "crudeltà" a partire dal quale nel 1975 Francois Truffaut raduna questa serie di scritti di Bazin - scrive Alessandro Zaccuri nell'Introduzione - è, anzitutto, un criterio letterario. Il riferimento più ricorrente è quello alle opere del Marchese de Sade, recepito da Bazin non nella generica accezione psichiatrica del sadismo, ma attraverso la riscoperta che dei Crimini dell 'amore e della Filosofia nel boudoir viene compiuta dalle avanguardie novecentesche. Se il contesto nel quale si colloca la riflessione di Bazin è segnato da rivisitazioni decisive quali Sade prossimo mio di Pierre Klossowski (1947) e La parte maledetta di Georges Bataille (1949), la curatela di Truffaut cade in un altro frangente cruciale, all'indomani della pubblicazione di Sade, Fourier, Loyola, il saggio del 1971 con il quale Roland Barthes assegna una nuova cittadinanza al Divino Marchese, strappando una volta per tutte la sua opera al territorio dello scandalo e considerandola per quello che già Bazin aveva intuito potesse essere: una regione del linguaggio, il luogo deputato all'attrito fra realtà e rappresentazione. Bazin, che per Truffaut è "l'uomo prima del peccato originale", non cerca il film "buono a tutti i costi", ma invoca una serietà radicale, che si contrapponga alla "stupidità" del cinema corrente, e cioè alla banalizzazione morale e narrativa. Sade, con il suo sguardo allucinato, può rivelarsi un ottimo compagno di strada».