Liberilibri Libri
Libri pubblicati nella collana Liberilibri SCIENZE UMANE
Milano. Storia dell'editoria dalle origini al 1860 Vigini Giuliano - La Vita Felice, 2022 - Liberilibri
Con questo saggio l'autore completa la ricostruzione storica dedicata all'editoria milanese, partendo dalle origini nel Quattrocento per arrivare fino agli anni Sessanta dell'Ottocento. La nascita e gli sviluppi dell'editoria a Milano sono un capitolo di grande rilevanza, non solo per l'evoluzione culturale e letteraria di una città, ma per la storia dell'intero Paese. Pur non mancando contributi fondamentali su singoli aspetti, periodi e protagonisti, si tenta qui per la prima volta di offrire un quadro unitario, in una visione di sintesi complessiva. Un viaggio documentato, suggestivo e ricco di sorprese, che consentirà di scoprire una città editoriale dai mille volti. Dall'attività di Antonio Zarotto e dai primi decenni della tipografia milanese, l'analisi prosegue con la produzione e il ruolo avuto a Milano dalle grandi famiglie di tipografi nel Cinquecento e nel Seicento, per esaminare i fenomeni di continuità e transizione nel Settecento e infine entrare nel vivo dell'industria editoriale ottocentesca (il romanzo, i libri per la scuola e i ragazzi, i libri religiosi, ecc.).
Per la storia del libro in Italia Biagi Guido Di Branco P. (Cur.) - La Vita Felice, 2015 - Liberilibri
Creare una "Storia del libro in Italia", in forma di albo, dopo l'invenzione della stampa fra il XV e il XVI secolo. Questo il progetto che coinvolse le biblioteche governative italiane in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1900. Guido Biagi, realizzando questo volume, si è preposto di illustrare l'iniziativa per dimostrare, anche fuori dall'Italia, quale profitto si possa trarre dalle nostre raccolte, e come il governo abbia avuto cura di conservarle e di arricchirle.
Sulla libertà della stampa. Testo francese a fronte Diderot Denis Di Branco P. (Cur.) - La Vita Felice, 2011 - Liberilibri
"Quanto allo scritto Sulla libertà della stampa, alla Lettera, oltre alla testimonianza storica, oltre alla possibilità che offre di esaminare le fondamenta di problemi ancora attuali, rimangono in più innumerevoli, affascinanti osservazioni che permettono di studiare l'autore in profondità. La forma epistolare, sia pure in una lettera che Diderot ritiene destinata a essere resa pubblica, gli consente notazioni libere, divertenti o amare. C'è all'inizio la garbata presa in giro della propria bibliofilia o forse bibliomania, ci sono le considerazioni sugli uomini di governo pronti a disfare quanto è stato fatto da loro stessi poco prima prendendosi gioco "in modo indegno e stupido del benessere dei cittadini", l'invito ai politici a non accanirsi sui predecessori senza averne esaminato le motivazioni che li hanno spinti ad agire, considerazioni storiche, politiche, morali. E alla fine resta pur sempre l'orgogliosa rivendicazione della centralità dell'autore che nell'opera riversa "i suoi pensieri, i sentimenti del suo cuore, la parte di lui più preziosa, quella che non perisce, quella che lo rende immortale"" (dall'introduzione di Pino di Branco).