Lo Specchio Libri
Libri pubblicati nella collana Lo Specchio Letteratura, storia e critica: letteratura dal 1500 al 1800
Il misantropo di Molière Magrelli Valerio - Mondadori, 2025 - Lo Specchio
Valerio Magrelli, uno dei nostri maggiori poeti, ci sorprende scegliendo di dare la propria voce a un grande classico del teatro e della poesia. Commedia dal contenuto profondamente tragico, come riconobbe Goethe che si chiedeva «se mai un poeta avesse rappresentato il proprio animo in modo più perfetto», "Il misantropo" di Molière andò in scena la prima volta nel 1666, con le musiche di Jean-Baptiste Lully. Nella vicenda, suddivisa in cinque atti e narrata in 1808 versi alessandrini in rima baciata, spicca Alceste, un «innamorato atrabiliare», figura autobiografica nel suo moralismo severo e di ispirazione giansenista. Ecco dunque il protagonista alle prese con un sedicente poeta e con l'ipocrisia dei cortigiani - in un contesto sociale che, in fondo, potrebbe non risultare estraneo a tanti aspetti del nostro presente. Ed ecco poi l'oggetto del suo geloso amore, Célimène, donna vivace e brillante ma non certo intransigente rispetto alla dimensione di ipocrita leggerezza in cui è immersa. Affascinato dalla letterarietà del testo, considerato la pièce meno teatrale di Molière e la più congeniale alla lettura, Valerio Magrelli - lo dichiara nell'Apologia della rima - ha voluto riproporre nella sua versione l'uso del metro tradizionale e, appunto, della rima, quel «miracolo acustico di incontenibile vitalità capace di tenere in sua "mercé" un'intera poesia». Soluzione troppo spesso affrettatamente considerata frutto di un atteggiamento antiquato, quasi alla stregua di un falso, di una contraffazione, la rima ha consentito a Magrelli di mettere in atto una sorta di sfida strutturale, quella di lavorare à contrainte mirando a realizzare nel corpo di un'altra lingua, la nostra lingua dell'oggi, le stesse costruzioni e costrizioni formali presenti in quella di partenza. L'esito felicissimo dell'operazione ci affida un capolavoro che dopo aver attraversato i secoli risplende nuovo in virtù di una personale rilettura e di una altrettanto accurata riscrittura.
William Shakespeare secondo Eugenio Montale Montale Eugenio Rossi L. C. (Cur.) - Mondadori, 2026 - Lo Specchio
Sorprenderà, probabilmente, scoprire che il poeta più tradotto da Eugenio Montale non è Eliot e neppure Pound, bensì Shakespeare. Alla cui opera l'autore degli Ossi di seppia si dedicò più volte in un arco di tempo che va almeno dal 1933 al 1953. Ricostruire questo percorso è un'affascinante avventura, nella quale è guida sapiente il ricchissimo saggio introduttivo di Luca Carlo Rossi. Ci si addentra così nell'articolata vitalità intellettuale del grande poeta, che già nel 1933 per il Maggio fiorentino ai Giardini di Boboli affronta i songs del Sogno di una notte di mezza estate, per poi dedicarsi a ben cinque drammi, dalla Commedia degli errori a Timone d'Atene, Il racconto d'inverno e Amleto, per chiudere con Giulio Cesare, traduzione commissionatagli da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, mai data alle stampe. Montale traduce anche un mannello di sonetti, e continuerà sempre a riflettere sul Bardo in varie forme, dalle recensioni a libri di e su Shakespeare alle dichiarazioni in interviste, fino alle estreme prove in versi. Ecco dunque un libro di singolare e coinvolgente natura, che ci invita anche a un concreto e affascinante confronto tra due vertici della letteratura. Come suggerisce Rossi, il lettore di Montale riconoscerà alcune sue tipiche inflessioni o torniture affioranti dalle battute di Shakespeare, mentre il lettore del teatro di Shakespeare scoprirà delle versioni duttili, differenziate anche in base alla destinazione, la lettura o l'ascolto. Invece il lettore dello Shakespeare lirico troverà piuttosto delle personalizzazioni, pur nel rispetto della struttura formale del sonetto elisabettiano. Proprio come al cinema, avremo l'impressione che voce del doppiatore e voce dell'attore doppiato coincidano, anche se ciascuno dei due mantiene le proprie caratteristiche e intonazioni; con l'effetto finale di una inavvertita sostituzione.