Maps Trips Libri
Libri pubblicati nella collana Maps Trips Viaggi e vacanze
Passeggiando per Atene con Kavafis. Con carta Kavafis Konstantinos - Etpbooks, 2018 - Maps&Trips
Kavafis viaggiò per la prima volta in Grecia nell'estate del 1901 durante un periodo di ferie dal suo lavoro. Il poeta aveva 38 anni e fu accompagnato dal fratello Alèxandros. Viaggiare ad Atene con Kavafis è un'esperienza affascinante. Si scopre innanzitutto che il centro della città, nonostante i centodieci anni trascorsi e i cambiamenti anche drammatici avvenuti nella capitale soprattutto dopo l'arrivo del milione e mezzo di profughi dell'Asia Minore, conserva nelle grandi linee la sua fisionomia. La griglia urbanistica, a forma di grande triangolo isoscele, risalente al tempo del re Ottone è tutt'ora il tratto più evidente di Atene, mentre i grandi palazzi pubblici si presentano ancora al visitatore di oggi come si presentavano anche a Kavafis. I mutamenti maggiori si sono avuti nella zona archeologica, che ai tempi di Kavafis era ancora parzialmente abitata, e nella geografia umana. Molti teatri, caffè e palazzi signorili citati da Kavafis non esistono più, incapaci di sopravvivere allo spartiacque storico del periodo 1922-1949, che di fatto segna l'avvio di un nuovo capitolo nella storia di "Atene capitale" ma soprattutto segna il boom demografico e urbanistico della città. La cartina allegata alla presente edizione ha, tra l'altro, l'intento di introdurre il lettore a questo duplice percorso tra l'Atene di oggi e l'Atene di ieri, quella descritta da Kavafis. Il gioco dei raffronti costituirà un elemento ulteriore di scoperta per il viaggiatore curioso e desideroso di sperimentare. Vedere Atene con gli occhi di Kavafis, e confrontarla con la propria esperienza della città moderna, conferirà un vigore inatteso all'esperienza ateniese del lettore, alla scoperta di una città dai mille volti, nel contempo culla della civiltà antica e moderna capitale mediterranea.
Una primavera in Grecia Tumiati Domenico - Etpbooks, 2021 - Maps&Trips
Al principio della Primavera del 1906, il giovane Tumiati s'imbarca da Brindisi a bordo dello Scilla alla volta della Grecia con l'intento di trovare conferme alla propria concezione artistica ed estetica. Narrato a tratti con toni da futurista nell'esaltazione delle veloci escursioni in bicicletta, o con accenni patriottici come nella cronaca sportiva in "diretta" dei Giochi Olimpionici intermedi, svoltisi ad Atene (22 aprile - 22 maggio 1906), o con considerazioni filosofiche di tipo nietzschiano sulla guerra e la bellezza. Tumiati conoscitore della lingua greca di cui fa largo uso, si aggira in un territorio utilizzando diversi mezzi di locomozione: attraversa a cavallo il Taigeto, l'Elicona, il Parnaso, viaggia in treno dal Peloponneso ad Atene, descrive gli aspetti dei centri urbani, scoprendo in Tessaglia, la cittadina di Larissa, "la città delle cicogne"; dorme nei vecchi conventi, descrive cibi e bevande, le processioni di Pasqua e gli antichi rituali, rievoca luoghi e vicende della guerra d'indipendenza greca, conversa con pastori, pescatori, contadini, famiglie, giornalisti e diplomatici. Si spinge in Turchia raccontando di una insolita Costantinopoli. Preziosi i capitoli relativi al Monte Athos in cui entra in contatto coi monaci, annotando della vita, delle funzioni religiose, delle peculiarità architettoniche e artistiche dei monasteri; parimenti è il racconto di una visita ad una Salonicco ancora non appartenente al territorio greco (diventerà greca nel 1912), durante la quale annota le istanze degli irredentisti, i tratti della sua cosmopolita popolazione, l'apprezzabile presenza ebrea e la sua economia che annovera importanti imprenditori italiani come Allatini. L'antico ed il moderno del paese si incontrano e si scontrano nelle pagine di Tumiati, sorprese, talvolta appagate, spesso dubbiose. Pur cedendo in qualche pagina alla retorica della celebrazione dell'antico, non rinuncia, il Tumiati, a trovare spunto per nuove forme di estetica e di poesia riscoprendo in cose umili, popolari e nella sua natura una forza evocante quella bellezza che il paese, forse ignaro, aveva conservato.