Maverick Libri

Libri pubblicati nella collana Maverick Gruppi sociali

È il capitalismo, bellezza! L'estetica all'assalto delle città libro
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LIBRO   9788806261320

È il capitalismo, bellezza! L'estetica all'assalto delle città Semi Giovanni   -  Einaudi, 2026  -  Maverick

La bellezza è uno tra i motori piú potenti del capitalismo contemporaneo. Dal nostro corpo all'appartamento dove trascorrere una breve vacanza, fino al ristorante in cui passeremo la serata, tutto deve essere «bello». Il bisogno di estetizzare la realtà, per renderla unica, però è tutt'altro che giusto, ha dei costi che a pagare sono sempre le stesse persone. Quelle che saranno sfrattate per far spazio a un condominio di lusso, quelle che non si potranno piú riposare su una panchina, quelle che il «bello» non se lo possono permettere. E, chissà, magari il prossimo sarai tu. Il nostro è un tempo in cui ormai tutto si è estetizzato, dalla politica alla vita quotidiana filtrata dai social e data in pasto ai follower, di modo che possano prima invidiarci per poi subito provare a emularci. Ogni nostra esperienza deve essere a misura dell'immagine di noi stessi che vogliamo dare: i ristoranti in cui andiamo, le case che abitiamo, gli oggetti che possediamo sono costruiti per restituirci un'atmosfera che diventa parte integrante del nostro essere, e che contribuisce in larga misura a definirlo. Siamo immersi in qualcosa che identifichiamo come realtà, ma che di fatto è irreale, completamente anestetizzata, fatta di spazi architettonici sapientemente costruiti per farci sentire al sicuro, protetti dalle ingiustizie e dalla violenza che invece sono sempre piú presenti attorno a noi. È l'evoluzione estetica del capitalismo, guidata dall'imperativo morale per cui ciò che è bello deve essere anche buono e giusto. Un'evoluzione che è andata di pari passo con la sparizione del futuro come orizzonte di conflitto e cambiamento. E le città sono il laboratorio privilegiato attraverso cui osservare questa mutazione. Dai nuovi quartieri pensati a misura di miliardari, sempre piú simili ad asettici rendering, alle scritte sui muri che si trasformano in murales finanziati dalla fondazione bancaria; dai parchi in cui spariscono le panchine o si trasformano per non permettere di sdraiarsi o per diventare attrazioni turistiche, ai centri storici ormai svuotati dei loro abitanti. Per arrivare alle periferie, che sono sempre luoghi orrendi, pericolosi e abitati da barbari; e che vanno civilizzate magari con un bel design district. Giovanni Semi ci mostra, in queste pagine caustiche e precise, quello che sta succedendo alle nostre città (e quindi al nostro mondo), che non sono piú nostre ma di chi le usa come bancomat. E ci spiega perché ciò che è bello per alcuni, per pochi, non è per niente buono e giusto per tutti gli altri.

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Frammenti di un discorso di classe. Racconto di vite e di conti che non tornano libro
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LIBRO   9788806266158

Frammenti di un discorso di classe. Racconto di vite e di conti che non tornano Palomba Giusi   -  Einaudi, 2026  -  Maverick

Da qualche tempo ci siamo convinti che le classi sociali non esistano piú. Che si siano dissolte come per magia nell'aria. Eppure restano l'elemento che piú condiziona il destino di un'esistenza: le nostre aspirazioni e le nostre scelte, le nostre parole e i nostri silenzi. Giusi Palomba, in queste pagine sospese tra dolcezza e rabbia, tra intimo e politico, riflette sulle proprie origini, sulla voglia di rifuggirle e sul bisogno di ritornarci per dare voce a chi una voce non ha mai pensato di poterla avere. Cosa significa crescere in un contesto dove ti viene prima di tutto insegnato a non dare fastidio, dove si impara che per tirare avanti bisogna trovare un nascondiglio, farsi piccoli per non mettersi in imbarazzo o in pericolo? Dove si lavora, quando il lavoro c'è, ma un orizzonte comune sembra troppo distante, e le rivendicazioni di classe troppo complesse, apparentemente inimmaginabili anche se ovunque si mettono in atto piccole forme di resistenza. Crescere in luoghi in cui il tempo procede per frammenti difficili da ricomporre, in cui la politica condiziona le esistenze ma rimane spesso lontana, si fa altrove. Una condizione comune a molte persone nate dopo la fine degli anni Settanta, dopo la presunta fine della Storia. E cosa significa sentire che in una tradizione familiare, fatta di remissività e di ostinati esercizi di fatalismo, si sta stretti? Sentire un vuoto viscoso da cui si vuole scappare per scoprire come riempirlo: spostarsi di città in città, sempre precari, sempre in bilico, rincorrendo la possibilità di una lotta che non sia soltanto individuale, di una realizzazione che non sia solo la propria. Finendo con lo scoprire invece che forse non si sarà mai abbastanza appagati, rimanendo stranieri a ogni luogo che si cerca di abitare, comprese le proprie memorie. Giusi Palomba ci racconta questa storia fatta di conti che non tornano: conti economici, conti con se stesse, conti con un passato la cui vergogna è stata scritta da altri, nei corpi e nelle teste di chi si è abituato ad avere il peso del mondo sulle spalle evitando di farci caso. Una storia personale ma anche collettiva, una storia di classe senza nulla di epico, nulla di cui, apparentemente, poter andare orgogliosi, ma della quale è necessario riappropriarsi, narrarla con le proprie parole. Una storia scritta per vendicare l'omertà e la rassegnazione, per restituirle dignità, giustizia e la possibilità di generare altre storie, altri desideri, altre lotte.

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