Prolusioni Libri
Libri pubblicati nella collana Prolusioni Saggi letterari
Prossime uscite della collana Prolusioni
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791257040451 La gloria e l'oblio
Letteratura e democrazia Mann Thomas - Eum - Centro Edizioni Università Di Macerata, 2025 - Prolusioni
La posizione politica di Thomas Mann si evolve nel corso del tempo in seguito ai drammatici avvenimenti storicopolitici della prima metà del Novecento. Allo scoppio della Grande Guerra Mann sostiene incondizionatamente la politica del Reich guglielmino, per poi rivedere, nel famoso discorso Von deutscher Republik del 1922, l'iniziale posizione nazionalconservatrice e rivalutare il significato della Repubblica di Weimar per il popolo tedesco. Qualche anno più tardi, nel discorso Deutsche Ansprache. Ein Appell an die Vernunft del 1930, egli mette in guardia di fronte all'avanzata del nazionalsocialismo e dichiara che il posto della borghesia tedesca, di cui egli stesso è figlio, è "al fianco della socialdemocrazia". Poco dopo la presa di potere di Hitler, l'11 febbraio 1933 lo scrittore lascia la Germania, dove tornerà in visita solo nel 1949 da cittadino americano. La data segna l'inizio del suo lungo esilio che passa dalla Francia alla Svizzera, prima del trasferimento negli Stati Uniti del 1938. In questa evoluzione, i due discorsi che qui si propongono in una nuova traduzione italiana sono rappresentativi delle posizioni politiche di Mann nel decennio che intercorre tra il crollo della Borsa di New York del 1929 e l'annessione dell'Austria alla Germania nazista nel marzo 1938. Nel primo, il Discorso del Banchetto tenuto il 10 dicembre 1929 in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, Mann dedica il prestigioso riconoscimento al proprio paese e al proprio popolo "per molti versi incompreso". In quel momento lo scrittore non può ancora prevedere l'avvento al potere del regime nazionalsocialista di lì a pochi anni e le sue tragiche conseguenze. La seconda prolusione sulla Futura vittoria della democrazia, tenuta in quindici città degli Stati Uniti nella primavera del 1938, è di tono molto diverso. Questo discorso, che si può considerare il fulcro del nuovo approccio politico di Mann durante l'esilio, ha lo scopo di denunciare i drammatici sviluppi politici in Europa e di muovere gli animi degli americani, in primis del presidente Roosevelt, contro il fascismo. Mann professa qui la sua fede nella rinascita politica della democrazia in Europa, il suo credo nella dignità umana e nella convivenza pacifica tra i popoli.
Una parola di verità Solzenicyn Aleksandr - Eum - Centro Edizioni Università Di Macerata, 2025 - Prolusioni
La figura di Aleksandr Solzenicyn (1918-2008) trova la sua forgia nel drammatico corso della storia sovietica del Novecento. Dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale subì le repressioni staliniane con l'arresto e il confino in un gulag. Alla riabilitazione, descrisse la vita da prigioniero in "Una giornata di Ivan Denisovic" (1962), opera che gli valse la consacrazione letteraria in patria, confermata all'estero dal premio Nobel del 1970 e dal seguente straordinario successo di "Arcipelago Gulag" (1973). Il deteriorarsi del rapporto con le autorità sovietiche portò all'espulsione di Solzenicyn nel 1974. Visse negli Stati Uniti d'America per un ventennio. Con la fine dell'Urss fece ritorno in patria. Lo spessore intellettuale di Solzenicyn trova la sua cifra stilistica non solo nelle opere letterarie, ma anche nelle prese di posizione espresse con coraggio nell'attività pubblicistica e nei discorsi pronunciati al cospetto di autorevoli consessi. La presente silloge raccoglie alcune significative prolusioni del periodo sovietico, dell'esilio e del ritorno in Russia. Il primo periodo è rappresentato dalla sua Lettera al IV Congresso degli scrittori sovietici del 1967 e dalla lezione per il Nobel alla letteratura, in cui si evidenziano la vigorosa ricerca della verità e la lotta contro le menzogne di stato. Il periodo americano, come dimostra nel discorso alla Harvard University del 1978, è caratterizzato da una lucida riflessione sulla crisi di valori che pervade anche l'Occidente. Una volta tornato in patria, Solzenicyn ambisce ad ergersi a guida morale, come testimoniano il suo intervento alla Duma di Stato del 1994 e i successivi discorsi d'inizio millennio, in cui ribadisce la grave minaccia, sia per la Russia che per le realtà occidentali, generata dall'uso distorto del potere e della libertà.