Saggi Stranieri Libri
Libri pubblicati nella collana Saggi Stranieri Storia: dalla preistoria al presente
Gli ultimi faraoni. L'antico Egitto da Alessandro Magno a Cleopatra Wilkinson Toby - Rizzoli, 2025 - Saggi Stranieri
Alessandro Magno e Cleopatra sono forse due delle figure più conosciute del mondo antico, ma l'epoca racchiusa tra le loro vite è ancora poco nota. Fu infatti alla morte di Alessandro che il suo vasto impero venne spartito fra i generali del suo esercito e Tolomeo I si impose come governatore d'Egitto, primo sovrano di una dinastia che per i tre secoli successivi avrebbe governato il regno più prospero dell'antichità. Sullo sfondo di un Mediterraneo che è crocevia di culture, crogiolo di innovazione e creatività, Toby Wilkinson ci svela la storia di questa stirpe incredibile. Di origine macedone e di lingua greca, i Tolomei, ultimi rappresentanti della civiltà faraonica, fondarono nuove città come Alessandria, capitale del commercio e del sapere, sede della più grande biblioteca del mondo antico; estrassero oro nelle regioni remote della Nubia; costruirono templi che sono tra le principali meraviglie architettoniche della Valle del Nilo, e crearono una cultura che produsse sorprendenti opere di scultura, architettura e letteratura. Ma il periodo tolemaico fu anche l'epoca in cui l'antico Egitto volse il suo sguardo verso Occidente, diventando via via l'ancella involontaria dell'ascesa di Roma e della conseguente perdita dell'indipendenza egiziana. Nonostante gli sforzi di Cleopatra, regina intelligente e ambiziosa, di salvare il proprio regno tramite astute alleanze con Giulio Cesare e Marco Antonio, la battaglia di Azio segnerà il tragico epilogo del dominio tolemaico. Basandosi su ricerche autorevoli e una ricca documentazione storica, Toby Wilkinson ricostruisce con talento narrativo il complesso intreccio di politica, cultura e religione che caratterizzò il regno dei Tolomei, una sintesi unica tra Oriente e Occidente che ha contribuito a plasmare il mondo come lo conosciamo.
Ravenna. Capitale dell'Impero, crogiolo d'Europa Herrin Judith - Rizzoli, 2022 - Saggi Stranieri
Nel 402 d.C., sotto la pressione delle tribù barbariche che, superate le Alpi, minacciano Milano, il giovane imperatore Onorio prende la decisione epocale di trasferire la sua capitale in una postazione fortificata e ben difendibile sull'estuario del Po. Da questo momento, e fino al 751, Ravenna sarà dapprima il centro dell'Impero romano d'Occidente, poi dell'immenso regno di Teodorico il Grande e infine del potere bizantino in Italia. Judith Herrin ci spiega con entusiasmo come una folla di studiosi, medici, uomini di legge, artigiani, cosmologi e teologi confluì a Ravenna e ne fece una grande capitale culturale e politica destinata a dominare l'Italia settentrionale e l'Adriatico. Raccontandoci le vite dei suoi legislatori, dei cronisti, dei semplici cittadini, ci fa comprendere come la città diventò il crocevia ideale dove la tradizione greca e latina si fonde con le innovazioni portate dal cristianesimo e dalle popolazioni barbare; il luogo dove Oriente e Occidente si incontrano; il formidabile crogiolo dove si forma la cultura europea. Un passato glorioso che spesso viene descritto come un'epoca buia. In parte perché «si è perso e dimenticato molto di Ravenna, e molto è stato smantellato: un'altra forma di oblio». Ma anche per quell'appellativo di «tarda antichità» associato alla città, che sovente ha fatto pensare al tramonto di un'era di magnificenza. Eppure, mentre Roma era schiacciata dalle invasioni di goti e longobardi e la Cristianità era scossa dalle devastanti divisioni interne, Ravenna conosceva un periodo di straripante creatività. Della città si sono conservate soprattutto le chiese, con i mosaici, barbari e cristiani, che incantano ancora oggi i visitatori. Splendidamente illustrato con fotografie commissionate per l'occasione e aggiornato sugli ultimi ritrovamenti archeologici e documentari, Ravenna: capitale dell'Impero, crogiolo d'Europa è la memorabile rievocazione di un luogo unico nella storia dell'umanità.
Fare i conti con i classici. Leggerli, studiarli, amarli Beard Mary - Mondadori, 2017 - Saggi Stranieri
Lo spettro della fine degli studi classici si aggira fra noi da molto tempo. Ovunque, in Occidente, ci si dispera per il declino della fortuna del greco e del latino nelle scuole, per la chiusura delle facoltà di lettere antiche. Si vorrebbe addirittura che l'Unesco dichiarasse le lingue classiche «patrimonio dell'umanità», quasi fossero delle rovine preziose o una specie in via di estinzione. In questa decadenza, però, vi è qualcosa di paradossale: infatti, se da un lato i classici sono in declino «per definizione» (lo sono, cioè, da sempre), dall'altro sul loro destino il dibattito fra gli specialisti sembra non conoscere requie. E, soprattutto, sembra non lasciare alcuna speranza. Questo probabilmente perché continuiamo a guardare al mondo antico con rimpianto e nostalgia, o perché non riusciamo a liberarci dal timore di non poter preservare ciò che amiamo. Forse è la paura di veder svanire il fondamento della cultura occidentale. La nostra identità. Fare i conti con i classici ci invita a guardare alla cultura e alla storia greca e latina con occhi diversi. E a sottrarci al luogo comune secondo cui il dialogo con gli autori antichi sia un «dialogo con i morti». Innanzitutto perché studiare i classici significa confrontarsi non soltanto con la letteratura, la poesia, la filosofia, il teatro del mondo greco-romano, ma anche con tutti coloro che nel corso dei secoli li hanno affrontati, citati o ricreati. E poi perché in questo dialogo i veri interlocutori siamo noi. Noi che come ventriloqui diamo voce a ciò che gli antichi hanno ancora da dire, proiettiamo su di loro ango