Saggine Libri
Libri pubblicati nella collana Saggine STILE DI VITA, SPORT E TEMPO LIBERO
Lima. Un camaleonte tra due specchi Chávez Juan M. - Donzelli, 2006 - Saggine
"Huachafería è una parola peruviana che i vocabolari impoveriscono definendola sinonimo di pacchianeria. In realtà, è qualcosa di più sottile e complesso, uno dei contributi del Perù all'esperienza universale; chi la disprezza o la fraintende non può che provare un senso di confusione riguardo a ciò che è questo paese, alla psicologia e alla cultura di una parte importante, forse maggioritaria, dei peruviani. Perché la huachafería, oltre a essere un'estetica, è una visione del mondo, una maniera di sentire, pensare, godere, esprimersi e giudicare gli altri...". Partono così le pagine del maestro Vargas Llosa su Lima, la sua città, che in questo libro introducono la lettura, a metà tra storia, arte e cultura, di una delle più affascinanti capitali dell'America Latina. "Lima sta per raggiungere i dieci milioni di abitanti e ciò merita un applauso, poiché, malgrado le sue deboli fondamenta, sa ancora resistere all'assedio dei sommessi terremoti di marzo e all'eterno battere di tacchi dei più snervanti balli tradizionali del Perù... Lima nasce da un atto di volontà che si impone sul caso. E forse si è trattato dell'unica risoluzione categorica che sia stata presa senza tentennamenti in questa terra...". Così scrive a sua volta Chávez, il giovane autore peruviano che ci accompagna in questa divertente escursione immaginaria per le vie di Lima: città meticcia, figlia di padre forestiero, sempre alla ricerca di un'identità.
Beata l'erba fresca. Cammini e storie in giro per l'Italia Fiori Fabio - Donzelli, 2026 - Saggine
«A piedi o a pedali, con il sole o con la pioggia, nel torrido dell'estate o nel gelo dell'inverno, nella luce della primavera o nella nebbia dell'autunno, vado per le città, le periferie, le campagne urbane, le colline e i monti. Vado incontro alle stagioni, pronto a rinnovare un'atavica curiosità alimentare. Noi, raccoglitori del XXI secolo, siamo capaci di trasformare una passeggiata o una pedalata vicino casa in un lungo viaggio alle origini della nostra natura nomade ed erbivora». Crespigno e cicoria, rosolaccio e malva; e poi rucola, parietaria, borragine, strigolo e farinello, portulaca e senape. Nomi antichi e insieme familiari, erbe comuni, ma non coltivate; cercate con pazienza e curiosità nei luoghi in cui crescono spontanee, inseguite in giro per l'Italia, e poi gustate con semplicità, ritrovando vecchie ricette e proponendone di nuove, recuperando e rinnovando una tradizione povera ma preziosa e insieme un modo particolare di guardare alla vita. Perché andare per erbe è un'arte, che ha bisogno di pratica e conoscenza, ma anche della giusta attitudine: aperta all'imprevisto, disponibile all'avventura. Con questo spirito intraprendiamo un viaggio alla scoperta delle erbe selvatiche e dei luoghi che occupano: saremo a Roma, dove i fiori bianchi della carota crescono attorno al Teatro Marcello; a Milano, dove le malve prorompono tra i cementi dei Navigli; a Napoli, dove i capperi punteggiano la discesa del Petraio; a Palermo, dove il finocchio borda l'Acchianata di Monte Pellegrino. Ma più spesso questa viandanza ci porterà in periferia, ai margini degli abitati, nelle aree industriali dismesse, tra gli edifici abbandonati, in spazi che guardiamo di sfuggita, ma che nascondono tesori sorprendenti: qui le erbe bucano asfalti e cementi, si sporgono da grondaie e cornicioni, risalgono muri e recinzioni. Un collettivo vegetale: silenzioso, autarchico, ribelle e indomito. Perché la bellezza vegetale - scrive Fabio Fiori - è democratica, si regala nei parcheggi delle città padane come nei campi delle colline appenniniche, negli spiazzali dei paesi meridionali come nelle macchie delle coste mediterranee. Questo libro è anche un ricettario del Terzo paesaggio: armati di coltello e bisaccia, magari in sella a una vecchia bici, siamo pronti a partire, alla ricerca di tesori mangerecci, rinnovando le gesta degli avi, di quegli uomini che nella notte dei tempi erano raccoglitori, ma anche e soprattutto viandanti, con l'animo curioso e sempre disposto ad accogliere la meraviglia. A guidarci è la speranza di costruire una relazione nuova con la natura, più consapevole e armonica, meno superficiale e predatoria. Certi che la poesia è utile come la scienza, che la pratica vale come la conoscenza, che erborare è importante come studiare.