Scrittori Stranieri Libri
Libri pubblicati nella collana Scrittori Stranieri Medio Oriente
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Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788804815853 Le belle promesse
Dopo Teheran. Storia di una rinascita Nemat Marina - Cairo, 2010 - Scrittori Stranieri
Quando Marina Nemat esce dal carcere di Evin ha diciotto anni, e dopo ottocento giorni di prigionia vuole solo dimenticare: le torture, il terrore, la conversione all'islam e il matrimonio forzato con uno dei suoi carcerieri, la morte violenta di lui in un attentato. Vuole tornare dalla sua famiglia, da Andre, il ragazzo di cui era innamorata prima che la arrestassero, andare avanti e sentire che il passato è passato e non tornerà mai più. Del resto è un muro di silenzio quello che si alza immediatamente tra lei e i suoi genitori, loro non le chiedono nulla su ciò che ha vissuto, non vogliono sapere. Andre l'ha aspettata, si sposano, si trasferiscono in Canada, hanno due figli, si integrano nella vita del paese che li ha accolti, e riescono perfino a far arrivare i genitori di lei dall'Iran. Il muro del silenzio è sempre lì, ogni giorno più massiccio, rassicurante e insieme terribile. Un muro destinato a crollare. La morte della madre è la prima breccia: è il 2000. Al funerale, Marina si abbandona a un attacco isterico. Tutti pensano che sia il dolore della perdita, lei sa che è giunto il momento di fare i conti con se stessa. Nasce così "Prigioniera di Teheran, la sconvolgente cronaca di una gioventù interrotta da un regime feroce. Oggi scrittrice di successo, Marina Nemat ripercorre quel cammino a ritroso, i lunghi anni dopo Evin, dopo Teheran. Riprende possesso di quella vita sospesa, in un certo senso non vissuta, prima della decisione di guardare in faccia il trauma.
Prigioniera di Teheran Nemat Marina - Cairo, 2007 - Scrittori Stranieri
Questa storia di violenza, annientamento e rinascita comincia in Iran, una fredda sera di gennaio del 1982, quando i guardiani della Rivoluzione arrivano a casa di Marina Nemat per arrestarla. In quel momento nella vita di una spensierata sedicenne si apre uno squarcio, un abisso in cui solo vent'anni dopo quella ragazza diventata donna riuscirà a gettare lo sguardo. L'infanzia di Marina è stata simile a quella di tante altre ragazze. I giochi nei parchi di Teheran, le vacanze sulle rive del Caspio, i momenti di preghiera nella chiesa cristiana ortodossa del quartiere, una famiglia poco affettuosa, addolcita dalla presenza della nonna di origine russa. Poi l'adolescenza e i primi turbamenti del cuore, fino al sentimento profondo per Andre, l'amore di una vita. Finché i segnali inquietanti di un cambiamento imminente si addensano minacciosi nel suo ciclo: le prime proteste dei movimenti islamici contro lo scià, amici e conoscenti coinvolti nella Rivoluzione che approda alla grigia realtà quotidiana del regime dell'ayatollah. Senza quasi un perché, Marina da un giorno all'altro si ritrova in una cella di Evin, la famigerata prigione di Teheran. Viene torturata, condannata a morte. Ma davanti al plotone di esecuzione, la sua pena viene commutata in ergastolo e il suo carceriere-salvatore la costringe a convertirsi all'Islam e a sposarlo. Per Marina inizia un lungo viaggio interiore per scendere a patti con la nuova realtà.
I giardini di Baghdad. Storia della mia famiglia perduta Nadir Leilah - Cairo Publishing, 2007 - Scrittori Stranieri
Le rose allineate con grazia, le fronde della palma da datteri, l'albero d'arance, la verde frescura: nei ricordi di Ibrahim Nadir il giardino della casa di Baghdad dov'è cresciuto era un vero e proprio Eden. Ma la capitale irachena che Leilah, figlia di Ibrahim, racconta in queste pagine, non somiglia a questa immagine: i mercenari della Blackwater che sparano sui civili, le autobombe, i posti di blocco. Di padre iracheno cristiano e di madre britannica, cresciuta tra l'Inghilterra e il Canada, Leilah Nadir non ha mai messo piede in Iraq. Quando nel 2003 gli Stati Uniti cominciano la loro "democratizzazione" a colpi di bombe, Leilah capisce che la sua terra d'origine presto sarà irriconoscibile, ancora straziata dalla guerra. Leilah deve conoscere quella parte di famiglia la cui esistenza potrebbe essere annientata da un momento all'altro. Deve scrivere la loro storia. E attraverso il destino dei suoi parenti trova voce la disperazione dei civili iracheni, che possono perdere gambe e braccia perché un'auto salta in aria davanti a loro, ma non possono curarsi perché non esistono più infrastrutture; possono morire per mano di un soldato americano dal grilletto facile ma non essere accolti dalle nazioni che li hanno "liberati" perché cittadini di un paese "democratico", non più rifugiati politici. Una disperazione che i media occidentali non ci fanno conoscere. Un viaggio alla ricerca di se stessa e delle proprie origini accompagnato dalle immagini della fotografa Farah Nosh.