Wunderkammer Libri
Libri pubblicati nella collana Wunderkammer Letteratura, storia e critica: letteratura dal 1500 al 1800
Sulle tracce romane di Goethe Zapperi Roberto - Bonanno, 2011 - Wunderkammer
Sino a poco tempo fa si riteneva che durante il lungo soggiorno romano Goethe prendesse parte alla vita della città solo marginalmente e preferisse invece trascorrere le giornate in compagnia dei fidi amici tedeschi. Indagando i rapporti di Goethe col padre Johann Caspar, autore a sua volta di un "Viaggio in Italia" steso direttamente in lingua italiana, e le impressioni che tale lingua aveva suscitato nella sua infanzia, Roberto Zapperi ricostruisce i primi contatti del piccolo Johann Wolfgang con l'Italia. Con pazienza certosina e straordinario intuito Zapperi si pone sulle tracce che le esperienze romane di Goethe hanno lasciato ne "Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister" e ne analizza gli inevitabili influssi anche sull'idea che successivamente questi maturò dell'arte antica.
Giambattista Marino. La mula del Cavaliere. L'osceno da Marino a Testori Pieri Marzio Cecchetti Maurizio - Medusa Edizioni, 2013 - Wunderkammer
Per il lettore acculturato Giambattista Marino è il poeta della meraviglia. Non tutti sanno che l'idea non è del Marino ma del "Teeteto" e di Aristotele. Meraviglia mette in moto la filosofia prima della poesia. La vicenda vitale del Marino dopo la giovinezza napoletana copre i primi venticinque anni del secolo barocco, un tempo detto anche (per spregio) marinista. La sua carriera è quella di un Misirizzi, si alza di tre palmi e lo riabbassano di quattro. Rifiuta d'essere il Vergilius novus d'un impero che non c'è, aspira ad esserne il novello Ovidio a mostrar quel che in Camera si puote; paradossale ogni cosa che (gli) tocca, il suo esilio da Roma non è il Mar Nero ma la natia Napoli. Vi sopravvive meno di due anni e l'Indice piove sul bagnato. Solo a Venezia lo si legge con viva simpatia, nella cerchia libertina degli accademici Incogniti, dalla quale uscirà il modello dell'Opera Venetiana, non immune da godutissime letture adoniche. Per il lettore poco acculturato Gianni Testori, a vent'anni dalla sua dipartita, rischia d'essere preso ancora per un serioso pornografo, santificato dalla sofferenza e dal cinema di Visconti, e parecchio difficile da leggere. Quando dalla terra lombarda e dalla devozione borromea springò la Fonte Testoria, la squadracela dei critici andò in rotta: cercarono di "metterlo" con qualcuno, ma la serata batteva la fiacca e la fine eran cocci: reciproci sbadigli col timorosissimo Gadda, fin de non recevoir con Arbasino...
Icone dell'antico. Trasformazioni del mito nell'opera di Goethe Bosco L. (Cur.) Gambino R. (Cur.) Pulvirenti G. (Cur.) - Bonanno, 2011 - Wunderkammer
La storia di Fedra - la matrigna innamorata del figliastro Ippolito - è un mito fondamentale della cultura occidentale. Che il titolo della tragedia di Euripide rimastaci non sia Fedra bensì "Ippolito portatore di corona" forse non è un caso. Sembra alludere al fatto che al centro della tragedia non c'è la donna bensì l'uomo. D'altra parte è certo curioso che Fedra si ammazzi a metà dell'opera, togliendosi dunque di torno assai per tempo, scomparendo agli occhi del pubblico. Con l'uscita di scena di Fedra, la tragedia si svela per quello che è, nella sua essenza originaria e profonda: combattimento di maschi, incontro-scontro padre-figlio. Ippolito ha dei conti da regolare con il padre Teseo: perché è figlio bastardo, perché patisce la scomparsa della propria madre, una amazzone, una donna "che ha sofferto", dice Ippolito. Non dice di più; Euripide non racconta che sia stata uccisa da Teseo, come risulterà da altre fonti più tarde. Sul corpo della donna il padre e il figlio conducono una guerra spietata, che esprime le fragilità del maschio, le sue paure, il suo bisogno di essere rassicurato.