Chronicles Libri
Libri pubblicati nella collana Chronicles
Macondo, la storia di un luogo magico Rostagno Mauro Castellacci Claudio - Re Nudo (Milano), 2026 - Chronicles
È il racconto della nascita di un locale milanese, Macondo appunto, raccolto dalla voce del suo principale artefice, Mauro Rostagno, ed elaborato dal giornalista Claudio Castellacci. Il locale apre a fine del 1977, in un momento di crisi della militanza politica giovanilista che segna il tramonto delle organizzazioni extraparlamentari: il nome scelto da Rostagno non può non evocare il respiro utopico di un mondo che si sforzava di rinascere dalle proprie ceneri, quello di Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Viene chiuso dalle forze dell'ordine pochi mesi dopo la sua apertura a causa di problemi legali legati alla diffusione di materiale controculturale e al consumo di spinelli. Il racconto è completato da brani dalla stampa dell'epoca - divisa tra condanna e difesa - e gli attestati di solidarietà di intellettuali come Dario Fo e Franca Rame, Marco Boato, la rivista Re Nudo - una serie di testimonianze e la sentenza del Tribunale che ha condannato i 14 soci della cooperativa a 3 mesi con sospensione della pena per avere permesso il consumo di sostanze illegali nel locale.
Mitologie felici. Nuova ediz. Bolelli Franco Guarnaccia Matteo Morace Francesco - Re Nudo (Milano), 2026 - Chronicles
I sette autori ci fanno partecipi dei loro rapporti con il mondo con fatti, accadimenti e personalità che hanno influenzato la loro vita, creando nuovi, importanti impulsi. "Forse questo è il piccolo modello di una comunità elettiva: costruire sintonia attraverso la più vasta molteplicità dei punti di vista" scrive Franco Bolelli nella sua breve introduzione non firmata. Quando Mitologie Felici vide la luce negli anni Novanta, sembrò a molti un oggetto in controtendenza, quasi un gesto di ostinazione culturale. In un periodo ancora dominato dalla narrazione della crisi - economica, politica, sociale, di senso - questo libro ebbe l'ardire di proporre un'altra postura, un'altra grammatica emotiva. Non la denuncia, non la resa all'inevitabile: ma la possibilità di riconoscere, persino nei frangenti più incerti, i segni minuti e tenaci di una felicità costruita, non subita. Una felicità che non si illudeva di cancellare il negativo, ma che sceglieva di non farsene schiacciare. A distanza di decenni, il suo gesto appare ancora più limpido.