Opere Di Giorgio Agamben Libri
Libri pubblicati nella collana Opere Di Giorgio Agamben
Il corpo della politica Agamben Giorgio - Bollati Boringhieri, 2026 - Opere Di Giorgio Agamben
Al centro della politica occidentale, almeno a partire da Hobbes, sta il corpo: il corpo in carne e ossa dei cittadini e quello artificiale del «grande Leviatano», l'«automa» o il «Dio mortale», formato dai corpi dei cittadini riuniti insieme in un corpo politico. La scissione e, insieme, l'impossibile articolazione di questi due corpi è l'eredità che Hobbes ha trasmesso alla politica occidentale. Il libro di Agamben investiga una dopo l'altra le contraddizioni e le difficoltà in cui il pensiero politico dell'Occidente è rimasto impigliato nel tentativo di costituire un body politic unitario, dalla dottrina teologica dei due corpi del re fino alla teoria dellamultitudo in Dante e Spinoza e all'essere generico di Marx. E, alla fine, è nella figura dell'esule, in cui corpo naturale e corpo politico coincidono, che queste contraddizioni sembrano ricomporsi. L'esilio cessa così di apparire come una figura politica marginale, per affermarsi come un paradigma filosofico-politico fondamentale, forse il solo che, rompendo la fitta trama della tradizione politica ancora dominante, consentirebbe di pensare da capo la politica dell'Occidente. Le contraddizioni esplodono invece nell'Unione Europea, un organismo che, non essendo altro che un patto fra Stati, manca necessariamente di un corpo politico unitario. E finché l'Europa continuerà a fingere una costituzione e un popolo che non può avere, essa resterà in ogni senso un political corpse, un cadavere politico asservito di volta in volta a interessi estranei. Forse solo a uno sguardo che, in un'Europa al tramonto, cercherà di cogliere ciò che è rimasto vivo nella sua tradizione culturale, qualcosa come una realtà politica europea diventerà per la prima volta visibile.
Il tempo che resta. Un commento alla «Lettera ai Romani» Agamben Giorgio - Bollati Boringhieri, 2026 - Opere Di Giorgio Agamben
Se è vero che ogni opera del passato giunge alla piena leggibilità solo in determinati momenti della sua storia, per le Lettere di Paolo l'ora sembra venuta. A uno dei testi più commentati della tradizione occidentale Agamben restituisce quel rango messianico che solo può riorientare la prospettiva di una interpretazione ormai bimillenaria. Paolo non fonda una religio dell'universale, non annuncia una nuova identità e una nuova vocazione, ma revoca ogni identità e ogni vocazione; non abolisce la Legge, ma la dispone a un uso che si colloca al di là di ogni diritto. Cuore del messianismo - dall'evangelo paolino fino alle tesi "Sul concetto della storia" di Benjamin, che talora ne nascondono gli splendidi calchi - è una esperienza del tempo affidata all'inversione del rapporto tra passato e futuro, tra memoria e speranza. Come tempo di ora, segmento di tempo profano teso fra la resurrezione di Gesù e l'eschaton apocalittico, il tempo messianico si costituisce in figura stessa del tempo presente, di ogni presente. Sul canone di «ricapitolazione vertiginosa» che appartiene al messianico è modellato anche l'andamento del libro di Agamben: una sapienza esegetica da biblista si trasfonde nelle illuminazioni del filosofo che interroga Paolo a partire da Schmitt, Kafka e Scholem, e che sa cogliere nella parola paolina, attraverso Lutero, le ascendenze concettuali della dialettica hegeliana.