Vicere Di Napoli Libri
Libri pubblicati nella collana Vicere Di Napoli
Il viceré di Toledo: Fernando Álvarez de Toledo y Pimentel, viceré di Napoli Bascetta Arturo Cuttrera Sabato - Abe, 2024 - Viceré Di Napoli
"Presentare un testo storico di Cuttrera e Bascetta è sempre una emozione. Colpisce innanzitutto la ricerca certosina delle fonti, le più svariate e miracolosamente rinvenute dalla pazienza infinita. Si sa. La storia è ricerca, continua e costante. E quella di Arturo è una vera e propria indagine, attenta e scrupolosa, dei fatti e degli avvenimenti storici, analizzati in modo diligente, esaminati con quella curiosità che è la base per conseguire risultati fecondi e fruttuosi. Tale tipo di ricerca, affrontata con grande cura e impegno, è caratteristica precipua del Nostro. Il suo è un vero e proprio scandaglio tra le numerosissime fonti esistenti nei luoghi più impensati che la sua sagacia riesce a scoprire, perché guidato da un fiuto storico invidiabile e che sbircia nei cunicoli degli archivi e delle biblioteche delle varie città d'Italia e dell'Europa, testimonianze spesso sfuggite anche a storici di professione. Cuttrera, in tutti i suoi scritti storici, è il primo ad assaporare la vera cognizione della storia per trarne un nuovo sapore e trasmetterlo in tutta la sua intensità ai lettori. Le azioni, i fatti, gli eventi sono dei veri ritratti che evidenziano una visione della storia precisa e attuale. Tratta il tutto senza alcuna pietà. Senza alcun falso moralismo. La sua storia è come una ventata di aria fresca, aperta, quasi violenta. Attira e sconvolge. Tutto ciò si coglie in questo brillante volumetto dall'emblematico titolo. Un caleidoscopio di persone e fatti, non facilmente rinvenibili in storie di "spessore". Troviamo innanzitutto notizie precise e documentate, insieme a quelle sull'intero Mezzogiorno d'Italia e di Napoli in particolare, su luoghi, vicissitudini e fatti di diverse province. Il libro pone in rilievo, con onestà intellettuale e scavo delle fonti, interrogate sui loro più terribili segreti, tirando fuori fatti e personaggi da altri abbandonati all'incuria del tempo, all'oscurità, se non proprio alla morta gora, la palude dell'Inferno. Fatti, avvenimenti, personaggi trattati in modo chiaro e, a volte, con linguaggio aulico, derivante direttamente dall'opera originale consultata, sia nei loro pregi che nei loro difetti, sia nelle loro ragioni che nei loro torti, sia negli atti di valore che in quelli meschini. Sfilano dinanzi ai nostri occhi viceré, conti, baroni, marchesi, nobili cardinali che fanno il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei sudditi, dei più deboli e miseri della società. E nello stesso tempo ribellioni eroiche del popolo oppresso dalle angherie, dalle ingiustizie e dallo sfruttamento feroce che riducevano la gente alla miseria e alla fame."
Il cardinale Pacecco. Pedro Pacheco Ladrón de Guevara (1553-1556) Torrecuso Diego Cuttrera Sabato - Abe, 2026 - Viceré Di Napoli
Il regno affonda tra obbedienza a Roma e fedeltà all'impero. Il testo ripercorre la transizione cruciale tra l'epoca di Don Pedro e Don Luigi de Toledo e il viceregno del Cardinale Pacheco, un periodo segnato da intrighi di corte, conflitti religiosi e minacce piratesche. La storia del Viceregno di Napoli, dopo il lunghissimo e autoritario governo di Pedro de Toledo, si apre con un paradosso narrativo: il contrasto tra un passato "crudele" e un presente apparentemente "docile", nei pochi mesi in cui lasciò il governo al figlio Luis, spogliatosi del dottorato per finire Viceré. Attraverso le cronache della «Vita» di Micco Spadaro e i documenti inediti della «Vida» del Castaldo, emerge così la figura di Don Pietro Pacecco. Nonostante l'etichetta di uomo di Chiesa, Pedro Pacheco non è un leader debole; è un cardinale filo-imperatore, forgiato dal rigore del Concilio di Trento e devoto alla causa di Carlo V. La sua è una "docilità" di facciata: dietro l'abito cardinalizio si nasconde un uomo d'austerità e polso fermo, capace di gestire tanto le dinamiche della fede quanto quelle del potere temporale. Il cuore del governo di Pacheco è segnato da uno degli episodi più drammatici della storia nobiliare napoletana: la caduta dei Principi di Salerno. Qui la narrazione si fa cupa. Pacheco viene descritto come un "inquisitore travestito da angelo" che orchestra, come il suo predecessore, insieme ad Ascanio Colonna, la fine di Ferrante Sanseverino. Il Principe di Salerno, accusato di doppio gioco con i Turchi e la Francia, finisce nel mirino della corona. Mentre la flotta del corsaro Dragut minaccia le coste di Ponza, a Napoli si consuma la tragedia privata: gli agguati al Principe e alla Principessa portano alla morte la moglie e alla fuga disperata di Ferrante verso la Francia e poi a Costantinopoli, alla corte dell'ex nemico Solimano il Magnifico. È un punto di rottura epocale: la nobiltà napoletana capisce che nessuno è al sicuro dal nuovo rigore inquisitorio. Con l'ascesa al soglio pontificio di Gian Pietro Carafa, il Regno di Napoli sprofonda in una fase di instabilità teologica e militare. La lotta alle eresie di Paolo IV diventa così anche l'ossessione del governo degli stati. La regola è "castità, obbedienza e povertà", ma applicata con il fuoco: i roghi per eretici e streghe si moltiplicano a Roma, e il Cardinale Pacheco si trova sfiancato dal dover gestire contemporaneamente la difesa militare del territorio e le tensioni religiose vaticane che bloccano la vita sociale e i rapporti con il Re. Finito il suo mandato, Pacheco lascia spazio al suo luogotenente, Bernardino de Mendoza. Il quadro si chiude con l'appendice di Marcello Squarcialupi, che ci ricorda come, mentre all'interno si consumavano processi e congiure, all'esterno il Mediterraneo bruciava. Le incursioni turche sull'Isola d'Elba tra il 1553 e il 1555 sono il costante rumore di fondo di un'epoca in cui Napoli cercava faticosamente di definire la propria identità tra l'obbedienza a Roma e la fedeltà all'Impero spagnolo.
Luis Álvarez de Toledo y Osorio. Luigi di Toledo Torrecuso Diego Cuttrera Sabato - Abe, 2026 - Viceré Di Napoli
Il tramonto dei giganti verso il riordine vicereale. Il volume esplora uno dei momenti più critici e affascinanti della storia del Regno di Napoli: la metà del Cinquecento, segnata dal declino dei grandi feudatari e dalla complessa transizione del potere spagnolo. Attraverso trascrizioni di documenti spesso inediti, l'opera analizza il passaggio di testimone tra il colossale Don Pedro de Toledo e il figlio Luis, luogotenente in un'epoca di incertezze e trasformazioni. Il fulcro del dramma politico è rappresentato dalla rottura definitiva tra l'aristocrazia locale e la Corona spagnola. Protagonista assoluto di questa frattura è Ferrante Sanseverino, Principe di Salerno: da pilastro della corte a esule politico, il suo tradimento scuote le fondamenta del Regno, spingendosi fino a un'inaudita alleanza con il Sultano Solimano. La sua caduta segna la fine dell'influenza dei Sanseverino, tra condanne a morte e vendette che chiudono un'era. Sullo sfondo della Guerra di Siena e dei legami con la Firenze medicea di Eleonora di Toledo, il testo tratteggia la breve ma significativa reggenza transitoria di Don Luis. Tra il prestigio dell'eredità paterna e la rinascita urbana di Pizzofalcone, emerge però anche il volto privato e decadente del potere: gli scandali della matrigna Vincenzina Spinelli, le passioni ambigue e i contrasti con l'alto clero offrono uno spaccato di "verismo giudiziario" che spoglia la storia della sua ufficialità. Supportato da un rigoroso apparato documentario - tra cui i successi di Silvio Corona, l'Historia del Castaldo e i resoconti di Bottonio e Babbi nel Teatro del Palermo - questo volume restituisce le cronache originali senza manipolazioni. Un viaggio scientifico e narrativo che colloca le vicende napoletane nel grande scacchiere europeo di Carlo V, restituendo la voce autentica ai protagonisti di un mondo in bilico tra gloria e rovina.