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Libri editi da Adelphi con argomento Gadda Carlo Emilio LETTERATURA E STUDI LETTERARI
L'ingegnere in blu Arbasino Alberto - Adelphi, 2008 - Piccola Biblioteca Adelphi
Gadda, che come uno dei suoi celebri doppi - Angeloni, il solitario commendatore prosciuttòfilo del Pasticciaccio - apparteneva alla categoria di coloro che "vissero e morirono foglie secche", dei celibi intransigenti insomma, non ha mai proliferato né intrattenuto progenie alcuna, neppure in senso lato. Eppure il destino sembra averlo, per vie misteriose, risarcito. Negli anni Cinquanta, quando molti critici lo consideravano solo un "eccentrico", per non dire un umorista "cincischiato", Gadda trova in una piccola schiera di scrittori 'irregolari' e 'sperimentali', degli ammiratori disinteressati ed entusiasti. Fra quei 'nipotini' - secondo una definizione diventata col tempo categoria critica - c'è soprattutto Alberto Arbasino, che dal grande macaronico sembra avere ereditato non solo la derisoria violenza della scrittura, ma anche la cultura cosmopolita ed eclettica, lo humour travolgente, l'insofferenza per la grammatica dei Pedanti, l'estraneità, in altre parole, alla sciapa 'minestrina collettiva'. Finalmente, all'Ingegnere Arbasino ha dedicato un ritratto che forse è anche un autoritratto, dove ora gli lascia la parola e si sottrae come uno scrupoloso, zelante scrivano, ora si concede appassionati esercizi di lettura, ora mescola alla voce di Gadda la sua, regalando, briosi calembours, ricordi personali e amene celie, ironiche filologie e fonologie, "l'aura del tempo" che i giovani fans di allora cercavano di trasmettere a quel signore in blu ritroso ma pieno di curiosità.
«Per favore, mi lasci nell'ombra». Interviste 1950-1972 Gadda Carlo Emilio Vela C. (Cur.) - Adelphi, 1993 - Piccola Biblioteca Adelphi
Ossequioso e collerico, diviso fra paranoica timidezza e incontenibili furori, in queste interviste, per la prima volta raccolte in volume, Gadda parla di sé, delle sue opere perennemente a telaio, del suo lavoro di scrittore e del metodo che lo governa, del successo, di questioni linguistiche e stilistiche, della nostra tradizione letteraria. Irresistibile, in particolare, la galleria di autori prediletti (Manzoni, Parini) o aborriti (in sommo grado Foscolo, il più grande "strafalcionista del lirismo italiano ottocentesco", ma l'irrisione feroce non risparmia Carducci, Pascoli, D'Annunzio) delineata nel corso degli incontri con Alberto Arbasino. Ma soprattutto, in ogni occasione, Gadda si difende da tutto e da tutti: dall'imbecillità dei critici che si basano sulle "vigenti disposizioni di legge" e sulle "idee fisse", dall'odiata accusa di barocchismo e stravaganza, dai gusti e dai vizi nazionali imperanti. Come quando, a proposito del neorealismo, osserva: "Il fatto in sé, l'oggetto in sé, non è che il morto corpo della realtà, il residuo fecale della storia...". Sempre, in ogni sia pur minima battuta di questo scrittore che si dichiarava "inetto a cicalare con brio", il lettore saprà riconoscere e gustare la fosforeggiante genialità del grande macaronico e l'"accensione di intentata novità" del suo linguaggio.