Gli Ori Libri
Libri editi da Gli Ori con argomento Arte Storia EUROPA
Il museo e la città. Vicende artistiche pistoiesi dal Trecento - Gli Ori, 2012
Il museo e la città. Vicende artistiche pistoiesi dal Trecento - Gli Ori
Il museo e la città. Vicende artistiche pistolesi del Quattrocento - Gli Ori, 2013 -
Se nella pittura la prima metà del Quattrocento fu caratterizzata da un notevole sviluppo in senso tardogotico, riscontrabile sia nell'anonimo Maestro della cappella Bracciolini sia in parte nel già protorinascimentale Bartolomeo di Andrea Bocchi, la seconda metà del secolo registrò a Pistoia la presenza di numerosi artisti fiorentini di primissimo piano (Francesco Pesellino, Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio, solo per citarne alcuni): ad essi vennero assegnate le più prestigiose commissioni cittadine, fra le quali pare opportuno ricordare anche la Sacra Conversazione di Lorenzo di Credi, ora nel Museo Civico. Nella scultura fu ugualmente Firenze, fin dagli anni quaranta, a svolgere un ruolo egemone e a dispensare le novità umanistiche attraverso l'attività di Maso di Bartolomeo e Luca della Robbia, fino al Pollaiolo e al Verrocchio nell'ultimo quarto del secolo.
Il museo e la città. Vicende artistiche pistoiesi dalla metà del XII secolo alla fine del Duecento Cervini Fulvio De Marchi Andrea Tigler Guido - Gli Ori, 2011
Se quello pistoiese è uno dei capitoli più interessanti della storia dell'architettura romanica in Toscana intorno alla metà del XII secolo, tra i principali protagonisti del rinnovamento artistico italiano emerge la figura di maestro Guglielmo, scultore attivo nell'antico pergamo del Duomo di Pisa tra il 1158 e il 1162, ma anche in un pulpito oggi smembrato per la Cattedrale di San Zeno a Pistoia. Le testimonianze pittoriche sono invece molto rare almeno fino alla metà del Duecento, ma subito dopo la metà del secolo una personalità basilare per gli esiti della cultura figurativa pistoiese è quel Coppo di Marcovaldo, pittore fiorentino, che intorno al 1274 realizza un complesso apparato decorativo destinato al tramezzo della Cattedrale. Suo valente collaboratore si rivela il figlio Salerno, verosimilmente il responsabile della Croce dipinta, recentemente restaurata, che oltre ai modelli paterni guarda alle vibranti morbidezze pittoriche del grande Cimabue, traghettando così la pittura romanica verso i suoi apici qualitativi prima dell'avvento di Giotto.