Morlacchi Libri
Libri editi da Morlacchi con argomento Venanti Franco Lingue indo-europee
Quei giovani degli anni '50 Venanti Franco - Morlacchi, 2013
"Dodici anni dopo il suo libro Quando una rondine faceva primavera, Franco Venanti torna in questo volume a raccontare la sua vita, di uomo e di artista, dalla metà degli anni Trenta a oggi, forse con un distacco e una consapevolezza ancora maggiori. Ma con il suo consueto stile: sobrio, accattivante, divertente e divertito, con il tono di chi ne ha viste e vissute tante, pur da un osservatorio che raramente si è mosso dalla sua Perugia, anzi dal centro storico di Perugia, da quella Via Bonazzi che - ancora oggi rappresenta uno dei cuori pulsanti del capoluogo umbro. [...] Vi troviamo descritti tanti episodi della sua vita privata, della sua famiglia, dei suoi amici perugini, ma vi troviamo anche molti e acuti giudizi e riferimenti alla vita politica nazionale e internazionale agli aspetti sociali del mondo cittadino e di quello della campagna, a questioni attinenti la morale, la religione e la filosofia..." (Dalla Prefazione di Gian Biagio Furiozzi)
Quei travolgenti anni '60 Venanti Franco - Morlacchi, 2016
Una lotta contro il tempo che passa. C'è l'ostinazione di una resistenza nel racconto che Franco Venanti svolge da un decennio all'altro della sua vita, stavolta approdando agli anni Sessanta. Il tempo lavora a erodere la memoria e ad allontanare ciò che è accaduto in una prospettiva sempre più stretta fino a farlo svanire, la penna, invece, fissa, conserva, sottrae all'oblio e consegna a futura memoria. Si scrive anche per questo, soprattutto quando si scrive di sé e di quello che si è vissuto. Venanti si schernisce, non sono uno scrittore, ma non è questione di patenti o titoli - e poi chi li dovrebbe consegnare? sicuramente non le Accademie depositarie dei presunti diplomi... - conta il bisogno di scrivere, la necessità che si avverte di affidare alla pagina qualcosa che ti appartiene e condividerla con gli altri. Certo, è un gesto che può nascondere una presunzione, il rischio di una esibizione esotica, ma non è la scrittura sempre - anche quando non sembra - uno specchio in cui si cerca di fissare un riflesso di quello che si è? Il profilo di un identikit che si accumula un tratto dopo l'altro fino a comporre una qualche fisionomia in cui riconoscersi?