Sperling Kupfer Libri
Libri editi da Sperling Kupfer con argomento Campi Di Concentramento Biografie: personaggi storici, politici e militari
Un secolo di saggezza. La lezione di vita di Alice Herz-Sommer, la più anziana sopravvissuta alla Shoah. 108 anni di passione e ottimismo Stoessinger Caroline - Sperling & Kupfer, 2012 - Saggi
A 108 anni la pianista Alice Herz-Sommer è la più anziana fra i sopravvissuti alla Shoah ed è stata protagonista e testimone del "secolo breve" e del primo decennio del nuovo millennio. E sopravvissuta al campo di concentramento di Theresienstadt, ha partecipato al processo di Adolf Eichmann a Gerusalemme e ha incontrato sul suo cammino alcuni fra i più affascinanti personaggi del nostro tempo. Nella Praga magica di inizio secolo la sua famiglia frequentava Franz Kafka (che lei chiamava "zio Franz"), Gustav Mahler, Sigmund Freud e Rainer Maria Rilke. In Israele Golda Meir e Arthur Rubinstein erano tra i fedeli amici che visitavano la sua casa per sentirla suonare. Si è esibita sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, ma dice di non aver mai suonato così bene come a Theresienstadt, dove la musica era tutto ciò che le rimaneva. Oggi vive a Londra, e ancora si esercita al piano per ore, ogni giorno. Nonostante la prigionia nel lager, la morte - per mano dei nazisti - della madre, del marito e di molti amici, e la prematura scomparsa del figlio, Alice non ha mai ceduto all'amarezza o al pessimismo, trovando consolazione e salvezza nel potere dell'arte e nella capacità di vedere in ogni persona, persino nei suoi nemici, un pizzico di umanità e bontà. "Un secolo di saggezza" è la storia illuminante di una donna determinata a scegliere sempre il bene, anche di fronte al male assoluto. E una lezione preziosa sull'amicizia e la semplicità, sulla forza dell'arte e l'ottimismo. Prefazione di Václav Havel.
Abbiate pietà di mio figlio. Le lettere ritrovate dei deportati ebrei al Velodromo d'Inverno - Sperling & Kupfer, 2012 - Saggi
Quello che i parigini chiamavano Vél d'Hiv, il Velodromo d'Inverno, era un edificio dedicato allo sport, capace di contenere 17.000 spettatori. Un tempio consacrato allo svago nel cuore della città. Quanto di più stridente con l'uso ignobile cui fu piegato quando vi furono ammassati migliaia di inermi cittadini ebrei destinati alla deportazione: il rastrellamento del 16 e 17 luglio 1942, infatti, è uno degli episodi più vergognosi e tragici della Seconda guerra mondiale. Per ordine del governo di Vichy, 3.031 uomini, 5.802 donne e - fatto mai accaduto prima - 4.051 bambini vengono strappati dalle loro case e rinchiusi nello stadio. In condizioni disumane, fra i disagi, la disperazione, qualcuno riesce a scribacchiare una lettera che, grazie alla buona volontà di qualche carceriere, arriva a destinazione. Sono messaggi essenziali attraverso i quali conosciamo la quotidianità della prigionia. Alcuni traboccano di speranza: sono quelli di chi, ignaro della propria sorte, osa pensare al futuro; molti altri, invece, vanno dalla preoccupazione alla consapevolezza di un non ritorno. E alcuni, i più toccanti, sono quelli che danno voce allo strazio per i più piccoli: la madre che affida il figlio a degli sconosciuti, il fratello maggiore che si angoscia per il pianto del fratellino, la ragazzina che chiede perdono ai suoi cari per chissà quali mancanze. "Abbiate pietà di mio figlio" raccoglie queste sconvolgenti lettere, riunite qui per la prima volta. Prefazione di Tatiana de Rosnay.