Celid Libri
Libri editi da Celid con argomento Archeologia
Progettare per il patrimonio industriale Ronchetta C. (Cur.) Trisciuoglio M. (Cur.) - Celid, 2008 -
Le iniziative tese alla salvaguardia e alla valorizzazione dell'archeologia industriale hanno fatto emergere la consapevolezza che il valore di questo patrimonio è strettamente legato al progetto: architettonico e urbanistico, ma anche culturale, economico, imprenditoriale. La scarsa efficacia delle politiche di salvaguardia e la difficoltà di affrontare la questione del riuso dipendono spesso dalla scarsa cooperazione tra le diverse discipline implicate nel progetto. Dal 2002 in Italia è stato istituito il "Master europeo in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale" con l'intento di fornire competenze specialistiche a quanti, in differenti ambiti professionali, siano chiamati a operare sul patrimonio industriale per mettere a punto strategie di conoscenza, inventariazione e conservazione, o per elaborare progetti di recupero, valorizzazione e gestione di quel patrimonio. Questo libro, che attinge dall'esperienza didattica del Master, fornisce a chi si occupa di questi temi elementi utili all'approfondimento e all'operatività, e suscita in un pubblico più ampio l'interesse sul tema del progetto di architettura in relazione al patrimonio industriale.
Augusta Bagiennorum. Storia e archeologia di una città augustea. Ediz. illustrata Preacco M. C. (Cur.) - Celid, 2014
La città romana di Augusta Bagiennorum venne fondata intorno alla fine del I secolo a.C. nell'ambito del programma politico augusteo di riorganizzazione dell'intero Piemonte. Gli abitanti, probabilmente veterani di Ottaviano Augusto, si insediarono nel territorio appartenuto alla tribù preromana dei Ligures Bagienni e vi costruirono un centro che sia nell'impianto, ad assi ortogonali, sia nelle tipologie edilizie, era lo specchio dell'immagine urbana di Roma. La conoscenza del sito, nella Piana della Roncaglia, che ancora oggi conserva intatte le sue caratteristiche ambientali, si deve a due studiosi benesi, Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta, i quali a partire dal 1892 fino al 1909 vi condussero campagne di scavo. Alla fine degli anni cinquanta del Novecento la Soprintendenza alle Antichità del Piemonte creò l'area archeologica demaniale, lasciando a vista i resti del teatro e della retrostante porticus. La ripresa in anni recenti delle indagini da parte della Soprintendenza, nell'ambito di un programma più ampio di riqualificazione e di valorizzazione del sito archeologico, ha consentito di esplorare in modo più sistematico alcuni dei monumenti pubblici, tra cui l'anfiteatro e il settore del Foro dedicato all'area sacra con i resti del podio su cui sorgeva il tempio, precisandone le fasi costruttive e la cronologia.