Johan Levi Libri
Libri editi da Johan Levi con argomento Etruschi
Prossime uscite su ETRUSCHI
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- 9788868011918 Gli etruschi nel mondo antico
Il viaggio della chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo. Catalogo della mostra (Milano, 12 dicembre 2018-12 maggio 2019). Ediz. a colori Paolucci G. (Cur.) Provenzali A. (Cur.) - Johan & Levi, 2019 - Libri Illustrati
La mostra "Il viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo" (12 dicembre 2018-12 maggio 2019), ospitata presso il Civico Museo Archeologico di Milano e concepita e realizzata dalla Fondazione Luigi Rovati e Civico Museo Archeologico di Milano in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, mette in luce il legame fra Milano e il mondo etrusco, sviluppatosi a metà dell'Ottocento con la costituzione del nucleo più antico delle Raccolte Archeologiche milanesi e rinsaldato nel secondo dopoguerra, quando la città ospitò la grande "Mostra dell'Arte e della Civiltà Etrusca", curata da Massimo Pallottino e svoltasi a Palazzo Reale nel 1955. Questa la data spartiacque che segnò l'avvio di una feconda stagione per l'etruscologia a Milano: dalle prospezioni della Fondazione C.M. Lerici del Politecnico alle campagne condotte dall'Università degli Studi di Milano a Tarquinia e nell'Etruria padana al Forcello di Bagnolo San Vito. Un legame solido e virtuoso fra Milano e gli etruschi che continua oggi con i recenti scavi condotti a Populonia dall'Università Cattolica e con la prossima apertura al pubblico del Museo etrusco in Corso Venezia 52. La mostra si sviluppa in cinque sezioni, con oltre duecento reperti provenienti dai maggiori musei archeologici italiani, dalle collezioni del Civico Museo Archeologico di Milano e dalle collezioni della Fondazione Luigi Rovati stessa, che presenta in anteprima una selezione dei reperti che confluiranno nel nascente Museo Etrusco. Il catalogo ripropone le tappe espositive partendo dalla sezione dedicata al collezionismo, con le collezioni etrusche del Museo Civico Archeologico e della Fondazione Rovati e i nuclei storici milanesi tra cui spiccano le raccolte di Pelagio Palagi, Amilcare Ancona e Jules Sambon; il focus si sposta poi sull'esposizione del 1955 a Palazzo Reale "Mostra dell'Arte e della Civiltà Etrusca" e quindi sulle attività di scavo promosse dalla Fondazione C.M. Lerici del Politecnico di Milano e dalle università milanesi in Etruria, Campania e nell'Etruria padana, dove sono state ritrovate numerose iscrizioni che danno conto della presenza etrusca a nord del Po. Tre approfondimenti tematici dedicati ai canopi e alla rappresentazione della figura umana, al bestiario fantastico orientalizzante e al mito consentono infine una lettura trasversale dei reperti esposti e introducono alla ricca sezione che raccoglie le schede di catalogo dei reperti in mostra.
L'ombra lunga degli etruschi. Echi e suggestioni nell'arte del Novecento Corgnati Martina - Johan & Levi, 2018 - Saggistica D'arte
Quello degli etruschi è un mito che ha sfidato i secoli. Dal Quattrocento, quando Leon Battista Alberti fu tra i primi a rivalutare l'ordine tuscanico, agli anni più recenti con le prime grandi mostre dedicate, l'interesse per questa enigmatica civiltà del passato non è mai venuto meno. Una passione che si è però nutrita di istanze talmente diverse - a seconda che a rivolgervi il proprio sguardo fossero studiosi da un lato, o letterati e artisti dall'altro - da far parlare di due distinte Etrurie: una "scientifica", che soprattutto dall'Ottocento e con gli importanti scavi di inizio Novecento ha assunto contorni sempre più precisi, e una "evocata", immaginata, tanto favolosa quanto irrecuperabile. È questa l'Etruria dei pittori e degli scultori: di Enrico Prampolini, che presta la sua matita d'avanguardista per una rivista a tema; di Arturo Martini, Massimo Campigli e Marino Marini, che, ognuno con accenti propri, arriveranno a rivendicare una vera e propria discendenza diretta; di artisti apparentemente lontani dal quel mondo, come il francese Ed-gar Degas e l'inglese Henry Moore; e di figure che battono territori considerati marginali come quello della ceramica, quali Gio Ponti e Roberto Sebastiàn Matta. Martina Corgnati si addentra in un lungo e articolato percorso che dalla fine del XIX secolo giunge fino alle soglie del XXI attraverso ibridazioni e riscritture del passato, tra suggestioni più o meno esplicite e riferimenti puntuali. Non mancano le incursioni nel dibattito letterario, particolarmente vivo nel nostro paese, dove un mito fondativo più autenticamente italico rispetto a quello greco o romano ha trovato da sempre un terreno fecondo. Attraverso il prisma del "fenomeno etruschi" si può così vedere l'arte del Novecento sotto una nuova luce, percorrendone i sentieri all'ombra di questo antico popolo.
Cerveteri, Pyrgi e le origini degli Etruschi. Con Carta geografica ripiegata De Nisco Sabino Bellelli V. (Cur.) Biagi F. (Cur.) - Johan & Levi, 2020 - Antichità E Collezionismo
Cerveteri, anticamente denominata Cere, è una delle più importanti città etrusche e la sua necropoli è nota per la grandiosità e suggestione delle sepolture. Per la sua importanza la città, che aveva il suo porto presso Pyrgi, è stata inserita nel 2014 tra i siti unesco. Tappa del Gran Tour ottocentesco, famosi autori come George Dennis ed Elizabeth Hamilton Gray le hanno dedicato pagine intense e disegni minuziosi e ai racconti di viaggio si sono affiancati, tra Ottocento e Novecento, numerosi studi storico-archeologici. Dal novero dei nomi consolidati in ambito accademico è tuttavia rimasto escluso il sacerdote Sabino De Nisco, "dottore in lettere" come si autodefinisce, formatosi a Napoli probabilmente sotto la guida del latinista e filologo Enrico Cocchia, i cui acuti e preziosi contributi alla conoscenza di Cere e Pyrgi, a discapito della qualità delle osservazioni, non compaiono nella letteratura scientifica su Cerveteri posteriore alla metà del xx secolo. In questo volume sono riproposte le due brevi pubblicazioni uscite a Napoli nel 1909 che De Nisco dedica alle origini della città e alla divinità del tempio di Pyrgi; nei due testi risultano evidenti la conoscenza diretta della realtà archeologica ceretana, la padronanza assoluta delle fonti letterarie unita alla solidità e alla autorevolezza delle argomentazioni, l'acuta intelligenza critica e un vivo senso della ricerca storica, con le quali l'autore giunge a sostenere l'origine terramaricola della città, allontanandosi dalla teoria di una fondazione a opera dei Pelasgi, e a ricondurre la divinità del tempio di Pyrgi a una figura squisitamente greca da identificare con Leucotea. Con questa riedizione si intende ricollocare gli scritti di De Nisco, dopo un secolo di oblio, accanto ai principali risultati della ricerca storico-archeologica su Cerveteri.