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Libri editi da Rizzoli con argomento Matteotti Giacomo
Matteotti e Mussolini. 1924: il delitto che diede inizio alla dittatura Fracassi Claudio - Rizzoli, 2024 - Bur La Storia, Le Storie
Giugno 1924: in un pomeriggio assolato, Giacomo Matteotti venne caricato a forza dentro una lussuosa Lancia nera. Non tornò più dalla sua famiglia. Dieci giorni prima, dai banchi del Parlamento, aveva chiamato a raccolta l'opposizione, denunciando le violenze fasciste. Nonostante il clima di allarme creato dallo squadrismo, l'Italia era ancora uno Stato liberale e alla notizia della sparizione un'ondata di sgomento attraversò il Paese: dov'era stato sepolto il corpo? Chi erano i mandanti? Grazie a un attento studio degli atti d'indagine, Claudio Fracassi ricostruisce i movimenti che prepararono il delitto Matteotti, i colloqui nelle stanze del potere, le manovre politiche degli oppositori, le battaglie giornalistiche. Fino al fatidico 3 gennaio 1925, quando con il suo discorso alla Camera dei deputati Mussolini diede inizio alla dittatura. A un secolo di distanza da quegli avvenimenti, "Matteotti e Mussolini" rappresenta un'indagine lucida e chiara su un avvenimento chiave della storia italiana del Novecento, un episodio imprescindibile per comprendere come prese forma la svolta autoritaria del fascismo.
Tempesta. La vita (e la non morte) di Giacomo Matteotti Funiciello Antonio - Rizzoli, 2024 - Saggi Italiani
Nella prefazione all'edizione dei suoi discorsi parlamentari, uscita nel 1974, Pertini scrisse: «Giacomo Matteotti è ancora, dunque, in mezzo a noi, con la freschezza attuale dei nostri pensieri». Sarebbe bello se l'amato ex presidente avesse ragione. Parte da questa valutazione la riflessione di Antonio Funiciello: la figura di Giacomo Matteotti, del politico e dell'uomo Matteotti, è rimasta schiacciata dietro la lapide del martire, dipinta nella solitudine di un antifascismo quasi troppo precoce e fallimentare, stravolta dai giudizi fuorvianti di alcuni estimatori a lui coevi come Gobetti, o dagli attacchi degli avversari comunisti dell'epoca (Togliatti in primis). L'unica soluzione, quindi, è quella di raccontare il «Matteotti vivo», il Tempesta, come lo battezzarono i compagni, il sindacalista e l'amministratore locale, il leader socialista così legato ai fatti e alla legalità, il riformista («Il riformismo è una promessa da mantenere ogni giorno perché impossibile da mantenere una volta e per sempre. Giacomo Matteotti lo ha sempre saputo bene»), che meglio di chiunque altro, tra la fine degli anni Dieci e i primi dei Venti, ha rappresentato in Parlamento e nella società italiana i bisogni, i diritti e le speranze degli ultimi. Lo spiega al meglio Funiciello nella sua introduzione: «Le storie di Matteotti che qui si raccontano, storie di ardore e di lotta, saltellano avanti e indietro nella sua vita, cercando di tirare fuori una sequenza del suo DNA, una successione di eventi in ordine non necessariamente cronologico che, per la loro esemplarità, provino a ricostruire il senso di un'esistenza. Tra questi eventi, non c'è la sua morte: l'attentato, il sequestro, il suo brutale omicidio. Nulla di ciò che potrebbe essere scoperto ancora sulle motivazioni del suo omicidio aggiungerebbe qualcosa di interessante al suo pensiero politico e alla sua opera». Da queste pagine dense di profonda ammirazione, emerge un uomo innamorato della vita e della politica, un militante e un leader attento, lungimirante, consapevole, una figura di prim'ordine della storia italiana.