Salerno Editrice Libri
Libri editi da Salerno Editrice con argomento Pulci Luigi
Lettura allegorica del Morgante Orvieto Paolo - Salerno Editrice, 2020 - Studi E Saggi
Il saggio completa altri due studi sul Morgante di Pulci pubblicati da Paolo Orvieto per la Salerno Editrice: "Pulci medievale" (1978) e la monografia "Pulci" (2017). L'attenzione è concentrata soprattutto, ma non solamente, sugli ultimi quattro cantari del Morgante, in cui, per ragioni culturali e esistenziali, Luigi Pulci cerca, da un lato, di scardinare l'establishment culturale ficiniano, con la protratta e infamante traduzione allegorica di Marsilio Ficino, alias Marsilio re saraceno, e l'ulteriore identificazione del filosofo con il mago Malagigi, colpevole, appunto come Filino, di praticare una magia demoniaca. Dall'altro lato Pulci mette in scena un alter ego, Astarotte, che è ora un coltissimo teologo cristiano, agostiniano e tomistico, vero restauratore della genuina fede cattolica contro l'ermetismo pagano di Ficino. Una compiuta denuncia anche dell'astrolatria ficiniana, per cui l'influenza astrale determinerebbe ogni accadimento terreno, negando quindi sia la prescienza divina sia il libero arbitrio dell'uomo. Una serie di tableaux vivants che non sono più solo dell'entourage carolingio, ma, insieme, trasferiti di peso dalla palpitante realtà fiorentina. Allegorie che si estendono a Lorenzo de' Medici e a Pallante (Piero figlio di Lorenzo) e Lattanzio (Pulci stesso, che si identifica anche con Orlando morituro a Roncisvalle); e che, pur d'altro genere, coinvolgono i primi ventitré cantati: si ribadisce con altri accertamenti quella tra Morgante e Margutte e Bernardo Bellincioni e Antonio di Guido, qui reputato anche il possibile autore e falsificatore dell'Orlando laurenziano. Infine una revisione delle ipotizzate allegorie "morali" dei primi cantari del Morgante: nient'affatto edificanti, bensì dissacrazioni, ai limiti della blasfemia, delle più diffuse allegorie teriomorfe del cristianesimo.
Pulci. Luigi e una famiglia di poeti Orvieto Paolo - Salerno Editrice, 2017 - Sestante
Membro di una famiglia di poeti, anch'essi tutt'altro che trascurabili (i fratelli Luca e Bernardo, la cognata Antonia), Luigi Pulci, l'iniziatore del poema cavalleresco d'autore, è uno dei più straordinari poeti del Rinascimento volgare. Una biografia, la sua, travagliata, segnata da sintonie culturali con Lucrezia Tornabuoni e soprattutto dal legame quasi morboso per Lorenzo de' Medici, alternato di connivenze e tradimenti, e costellato da virulente polemiche. Il saggio prende in esame tutte le singole opere di Pulci: le Frottole (spassosa la parodia muliebre di Le galee per Quaracchi, lungo elenco di impiastri per la cosmesi femminile), gli strambotti, la Beai da Dicomano, che va a formare un dittico, forse eccessivamente sensuale, con la piti celebre Nencia da Barberino; la novella la Giostra, sintomo di ancestrali antipatie tra Fiorentini e Senesi, attenta descrizione di sopravvivenze cavalleresche in pieno Rinascimento; oppure celebrazione della supremazia del suo Lorenzo sulle altre famiglie oligarchiche fiorentine, l'altro poema Griffo Calvaneo, che, riletto attentamente, ha squarci di straordinario funambolismo linguistico e comico, i sonetti contro disparati avversari e quelli di parodia religiosa. E infine una dettagliata analisi del suo capolavoro, il Morgante, con l'individuazione della rete sotterranea di interferenze tra vita e arte (il re Marsilio è Marsilio Ficino, Margutte Antonio di Guido, Astarotte Luigi Pulci, Pallante Piero de' Medici, ecc.), del quale si analizzano singoli cantari e si segnalano le molte, se non tutte, possibili fonti, e al quale alla fine viene resa giustizia: non è, come ipotizzava Rajna, un pedissequo plagio dell' Orlando laurenziano che è, invece, orrenda trascrizione canterina del Morgante.
Il «Morgante», l'«Orlando» laurenziano e Andrea da Barberino Orvieto Paolo - Salerno Editrice, 2022 - Studi E Saggi
Prosegue con questo volume lo studio che Paolo Orvieto sta conducendo da piú anni sul Morgante e sui poemi cavallereschi, di cui una "puntata" importante è stata la recente Lettura allegorica del 'Morgante', pubblicata nella stessa collana nel 2020. L'autore propone in queste pagine un capillare confronto tra il Morgante e l'Orlando laurenziano, grazie al quale dimostra come siano nel complesso deboli le argomentazioni addotte da Pio Rajna sulla priorità dell'Orlando: numerose e inconfutabili sono invece le prove secondo cui l'Orlando è soltanto un pessimo rifacimento del Morgante. Ciò confermerebbe l'origine "nobile" e non popolare, come sosteneva Rajna, della nostra letteratura cavalleresca. Si indicano perciò nelle opere del "maestro" Andrea da Barberino (che Orvieto ritiene in altri saggi assai piú numerose di quelle tradizionalmente a lui attribuite: si vedano Le 'Storie' di Rinaldo da Montalbano, del 2020; Le 'Storie' di Andrea da Barberino, del 2020; Le 'Storie' di Uggieri il Danese italiano, del 2021) l'inesauribile riserva da cui attingono i poemi cavallereschi del '400, e in particolare Luigi Pulci. Il saggio ripercorre anche le piú tipiche tecniche canterine (gli exordia proemiali non solo nei poemi e cantari, la captatio benevolentiae, il frazionamento in ben calibrate puntate, ecc.) e alcuni dei piú abusati tòpoi cavallereschi: la lotta del serpente/dragone col leone, la descrizione del padiglione, le favole. Si analizzano infine i canterini del Morgante (Lattanzio e Alcuino), avanzando di nuovo l'ipotesi che Antonio di Guido, il piú celebre cantimpanca di Firenze del XV secolo, sia l'autore dell'Orlando e che Pulci stesso si sia esibito nella piazza di San Martino, riservata alle esibizioni canterine.