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Libri editi da Skira con argomento Romano Giulio
Giulio Romano a Mantova. «Con nuova e stravagante maniera». Ediz. illustrata Angelucci L. (Cur.) Serra R. (Cur.) Assmann P. (Cur.) - Skira, 2019 - Cataloghi D'arte Antica
«La mostra "Con nuova e stravagante maniera: Giulio Romano a Mantova" è il frutto di un partenariato eccezionale che unisce il musée du Louvre e il Palazzo Ducale di Mantova. Questo accordo permette di presentare nelle sale di Palazzo Ducale settantadue disegni di Giulio Romano scelti all'interno del ricco fondo di disegni dell'artista conservato al Louvre, il più importante oggi noto. Un po' più della metà di questo insieme proviene dall'acquisto, nel 1671, per le collezioni reali di Luigi XIV, della prestigiosa raccolta riunita dal banchiere di origine tedesca Everhard labacn (1618-1695), all'epoca considerata come una delle più belle in Europa. Il fondo di disegni di Giulio Romano del Louvre venne quindi arricchito nel corso dei secoli. Di eccezionale qualità fin dagli inizi, esso rivela la grandezza di un artista che fu certamente un pittore degno di nota, ma soprattutto un disegnatore straordinario. La presentazione dei disegni del Louvre, accompagnati da una quarantina di opere provenienti da altre istituzioni, offre al pubblico la possibilità di percorrere tutta la carriera di Giulio Romano, l'allievo di Raffaello che più di tutti fu influenzato dal suo stile e dal suo modo di lavorare. Entrato giovanissimo nella bottega del maestro, Giulio, alla scomparsa di Raffaello nel 1520, assunse la direzione di tutti i grandi cantieri di cui il Sanzio era responsabile. Poi, nel 1524 si trasferì alla corte di Federico II Gonzaga a Mantova, luogo in cui, con la benevolenza del marchese, riuscì a esprimere al meglio la propria creatività. Rapidamente, Giulio assunse la direzione di tutte le opere di architettura e decorazione, creando così numerosi capolavori come Palazzo Te visto fare da Raffaello a Roma, Giulio seppe onorare le numerose richieste del marchese riservandosi l'esclusività dei progetti grafici e posizionandosi alla testa di una bottega capace di tradurre a stucco e a fresco i suoi disegni. Questa mostra, presentando al pubblico i disegni del Louvre preparatori all'apparato decorativo di Palazzo Ducale, si propone di ricreare oggi i legami tra le opere e i luoghi. Eccezionalmente, questi fogli verranno esposti accanto alle opere finite per illustrare le relazioni che all' epoca esistevano sui cantieri gonzagheschi tra il maestro, i collaboratori e gli allievi: tra questi pensiamo a Fermo Ghisoni, Anselmo Guazzi e in particolare a Giovan Battista Bertani, colui che gli succederà in quanto "prefetto delle fabriche" del duca di Mantova a partire dal 1549. Vari disegni della mano di questo artista verranno presentati nell'ultima parte della mostra dedicata all'eredità di Giulio Romano in seno al Palazzo Ducale e nel territorio mantovano. In questa sezione il pubblico potrà in particolare ammirare alcuni disegni inediti delle collezioni del Louvre preparatori alle decorazioni dell'appartamento della Rustica eseguiti alla "maniera del maestro" sotto la direzione di Bertani.» (Xavier Salmon)
Giulio Romano. Ediz. illustrata Bonoldi Lorenzo - Skira, 2009
"Un raro talento italiano, Giulio Romano" (That rare Italian master, Julio Romano): così William Shakespeare scrive nel suo Racconto d'Inverno a proposito di Giulio Pippi, detto Romano. La citazione shakespeariana rappresenta un importante elemento per comprendere la fama raggiunta dall'artista: si tratta infatti dell'unico maestro del Rinascimento italiano a essere citato nei componimenti di Shakespeare. Unicità e rarità sembrano essere caratteristiche costanti in quel profilo di Giulio che la tradizione critica ha consolidato nel corso dei secoli: ad esempio più volte è stato sottolineato come egli sia l'unico grande artista del Rinascimento a essere romano di nascita, ovvero l'unico ad aver sperimentato fin dalla giovane età un contatto diretto con l'antichità classica. L'artista respira l'antico fin dagli anni dell'infanzia, e questo segna un imprinting nel suo modo di concepire arte e bellezza, che lo porterà a divenire pittore e architetto "modernamente antico e anticamente moderno", come recita il doppio ossimoro pronunciato da Pietro Aretino e Giorgio Vasari. (dal saggio di Lorenzo Bonoldi)