Vanillaedizioni Libri

Libri editi da Vanillaedizioni con argomento Demetz Aron

LIBRO   9788860571175

Aron Demetz. Ediz. multilingue  -  Vanillaedizioni, 2011

"In queste opere Aron Demetz segue le isobare del computer scoprendo una figura aliena, glaciale, emerge un'immagine altra che abbandona il rude e primitivo taglio del legno per svelare un fitto tratteggio dell'intera superficie. Sulla scultura si dispone il disegno, alle spigolosità dell'impianto volumetrico, alla fisicità plastica si affianca la carezza di un segno nitido, continuo, sinuoso; la pelle dell'opera è avvolta da una coltre di linee che inseguono il profilo di un'asperità, di un avvallamento, disegnando così una sorprendente mappatura astratta della figura. Un clima progettuale, asettico, meccanico che si deposita sul corpo della figura incidendo profondamente nel suo racconto, guidando la sua recitazione, presentando nuove categorie interpretative che, di fatto, impongono all'immagine una nuova umiltà e un sospettoso silenzio. È proprio in questa ambigua dissolvenza, in questa inquietante sospensione di tempo e di racconto, in questo respiro trattenuto che s'insinuano allucinate presenze". Tratto dal testo di Danilo Eccher. Volume realizzato in occasione della mostra "Aron Demetz" (30 Aprile - 31 Maggio 2011) alla Galleria Goethe Galerie, Bolzano.

€ 15.00 € 20.00
LIBRO   9788860571908

Aron Demetz. Keimzeit. Ediz. multilingue Riva Alessandro   -  Vanillaedizioni, 2013

Le sculture di Demetz, dopo l'indagine simbolica - e semiotica - delle prime, bellissime prove scultoree con cui si presentò al mondo dell'arte oramai più d'un decennio fa, sono infatti andate ben oltre questo culto deldisfacimento e della putrefazione, pur avendo con essi una (solo apparente) similitudine: non è - malgrado il senso di corruzione e di tragedia che affiora a tratti dal loro stesso corpo - il gusto sacrificale del malato, del terminale, del cancerogeno, del disgregato, cui tanta arte ha per l'appunto abbondantemente attinto, quanto piuttosto un drammatico senso della vertigine del corpo, del suo farsi estraneo a noi stessi, del suo, facendosi estraneo, ricominciare da capo, tornando, miracolosamente e gioiosamente, alla natura, alle origini, alla radice: di un suo, semmai, ripartire da essa - dalla natura, appunto, col suo eterno e rapido disfarsi, perire e poi rigermogliare e rifiorire di nuovo, anno dopo anno, inesorabilmente - per far fronte e resistere contro il dipanarsi di un apparentemente ineluttabile alienarsi del corpo da noi stessi, a segno del nostro essere, nonostante tutto, ancora profondamente umani.

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disp. incerta
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