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I riti di caccia dei popoli siberiani Lot-Falck Éveline - Adelphi, 2018 - Collezione Il Ramo D'oro
«La caccia, in Siberia, è una questione di vita o di morte, uno scontro inesorabile tra l'uomo e le potenze invisibili che dominano le immense distese ghiacciate, le foreste, i monti, i laghi, e a cui appartengono gli animali. In un mondo dove tutto è pieno di dèi, popolato da spiriti di ogni sorta con le loro gerarchie e antipatie reciproche, il cacciatore che si addentra nella foresta o s'avventura per mare "deve trovarsi in uno stato di grazia, come il sacerdote che si accosta al sacrificio". Si muove dunque con circospezione, protetto solo dalla magia, mediante la quale stipula un patto con l'"altro lato", perché "il diritto di uccidere si paga, come un permesso di caccia rilasciato da potenze superiori", e in cambio dei sacrifici le divinità concederanno selvaggina in abbondanza. L'esito dell'impresa, pertanto, non dipende solo dall'abilità dei cacciatori, ma dallo scrupolo con cui si atterranno alle innumerevoli prescrizioni e interdizioni rituali che accompagnano dal principio alla fine la battuta di caccia. Dovranno, soprattutto, conciliarsi la preda - far sì che acconsenta alla propria uccisione - e placarne l'anima dopo la morte, affinché non torni a perseguitarli. Con questo saggio, Éveline Lot-Falck, uno dei più grandi studiosi dello sciamanismo siberiano, riesce a restituirci "nella sua atmosfera, nella sua profusione, nelle sue variazioni, un fenomeno a un tempo poetico, magico e religioso".» (Claudio Rugafiori)
Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam Naipaul Vidiadhar S. - Adelphi, 2003 - Gli Adelphi
Nel 1995, Naipaul torna dopo circa vent'anni in quattro paesi sconvolti in diversa misura dal trionfo dell'Islam. In Indonesia, un'antica società pastorale ha lasciato il posto a una teocrazia governata dai grattacieli di Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla Mecca, ma senza perdere d'occhio l'andamento dei corsi nazionali. In Iran, l'ayatollah Khalkhalli è agli arresti domiciliari, mentre nella sua Qom ogni furore iconoclasta appare spento. In Pakistan, l'oro saudita con cui il presidente Zia è andato al potere è servito essenzialmente a far scatenare faide tribali. Intanto in Malesia, la gioventù islamica fa proseliti, vaticinando per la nazione un futuro da grande potenza del Sud-Est asiatico.