Aliberti Libri
Libri editi da Aliberti Piemonte
TAV. Il treno della discordia. Conoscere le ragioni della controversia che dalla val di Susa ha invaso l'Italia Mazzetti Loris - Aliberti, 2012
Questo libro non è pro o contro il Tav. Questo libro spiega la "questione Tav". Da anni sentiamo parlare del treno ad alta velocità destinato a collegare Torino a Lione. Negli ultimi mesi ne abbiamo conosciuto gli esiti più esasperati, che hanno portato il movimento No Tav al presidio permanente della valle. Da che parte stare? Il Tav è un'opera necessaria, senza la quale l'Italia rimarrebbe tagliata fuori dai flussi europei, o si tratta di un inutile spreco di denaro e di un incalcolabile danno ambientale che non apporterà alcun beneficio effettivo, realizzato solo per favorire gli interessi economici di alcuni? Attraverso la storia del progetto, i suoi dati tecnici e istituzionali e il confronto delle differenti opinioni, Loris Mazzetti in questo libro fa chiarezza su una vicenda di cui tanti parlano senza averne una precisa cognizione. Contiene le interviste ad Andrea Debernardi, rappresentante del comune di Sant'Antonio di Susa presso l'Osservatorio Torino-Lione, e Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società metereologica italiana.
Il primo giorno d'inverno. Cervarolo, 20 marzo 1944. Una strage nazifascista dimenticata Storchi Massimo Rovali Italo - Aliberti, 2010 - Storie E Personaggi
Nel marzo 1944 fu condotta dalle truppe tedesche una serie di operazioni sull'Appennino reggiano-modenese, con l'appoggio di reparti della Gnr fascista nell'intento di distruggere le nascenti formazioni partigiane. Il 18 marzo l'obiettivo fu il crinale modenese del Dragone-Secchia. Le vittime furono centotrentuno. Sul versante reggiano l'azione, condotta da altre unità della medesima divisione, prese avvio il 20 marzo. Civago e Cervarolo furono investiti da una preordinata manovra di rastrellamento. A Cervarolo vennero fucilate ventiquattro persone: uomini innocenti tra i diciassette e gli ottantaquattro anni, tra cui un povero paralitico e l'anziano parroco. Dopo aver depredato il paese, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono gli uomini, quindi incendiarono le abitazioni. Solo tre persone scamparono alla morte. Per oltre sessantacinque anni non è stato possibile determinare le responsabilità individuali del massacro. Solo dopo il 1994, con l'apertura a Roma dell'Armadio della vergogna, dove erano stati occultati negli anni Sessanta i fascicoli relativi all'inchiesta compiuta nell'immediato dopoguerra, il percorso della giustizia è stato riavviato. Le indagini condotte dalla Procura militare di La Spezia hanno portato a un processo che ha preso avvio nel novembre 2009 presso il Tribunale militare di Verona.