Aragno Libri
Libri editi da Aragno Cattolicesimo romano, Chiesa cattolica romana
Nuovi codici del Triregno. Per un'edizione critica del Regno papale Giannone Pietro Montano M. (Cur.) - Aragno, 2020 - Biblioteca Aragno
Il volume presenta un frammento del terzo libro del "Triregno" di Pietro Giannone (1676-1748), "Del regno papale", trascritto dalle carte autografe dell'autore custodite nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant'Uffizio). Composti prevalentemente a Vienna tra il 1732 e il 1734, prima che l'arresto del 1736 in Savoia interrompesse la prosecuzione dell'opera, i nuovi capitoli del "Regno papale" si snodano in un arco temporale che parte dall'impero di Giustiniano (VI sec.) e si conclude in piena età carolingia (VIII-IX sec.). In essi, Giannone continua ad analizzare il crescente consolidamento del potere temporale del papato, offrendo una ricostruzione della storia ecclesiastica e politica nell'Occidente e nell'Oriente cristiani. Un'ampia riflessione è rivolta alla figura di san Gregorio Magno - al quale l'autore avrebbe poi dedicato l'opera carceraria "Istoria del pontificato di Gregorio Magno" - nonché ad altri temi significativi come l'espansione della religione islamica in Oriente. Compaiono, infine, le bozze giannoniane contenenti i sunti delle parti incompiute dell'opera.
La vita di Iesu Cristo Brasavola Antonio Musa Prosperi A. (Cur.) Corsi Prosperi A. (Cur.) - Aragno, 2020 - Biblioteca Aragno
A Ferrara nel 1540 il medico Antonio Musa Brasavola (1500-1550) viene invitato da suor Eleonora Barbara d'Este (1515-1575) figlia del duca Alfonso I d'Este e di Lucrezia Borgia, a chiarirle i dubbi che le sono nati sulla vita e sull'insegnamento di Cristo nell'ascoltare le divergenti opinioni di tanti predicatori. Il medico non può rifiutarsi. Intanto lui stesso ha un forte interesse personale per l'argomento, come dimostra la sua giovanile vocazione a entrare in convento. Inoltre Eleonora è membro importante e autorevole della famiglia regnante. È vero che ha scelto spontaneamente di farsi religiosa nel severo convento del Corpus Domini, legato alla memoria della beata Caterina Vigri e prediletto da sua madre Lucrezia, ma è pur sempre una figura pubblica di grande risalto in città dove compare spesso in pubblico per eseguire le musiche di cui è maestra esperta e appassionata. Comincia così il lunghissimo eppur incompiuto dialogo intorno alla "Vita di Cristo". Brasavola vi dedicò un intenso lavoro, anche se altri impegni gli impedirono di portarlo a termine. Pensava di pubblicarlo a stampa, come mostra un parere favorevole dell'Inquisizione domenicana di Ferrara da lui sollecitato. Il dialogo è importante anche perché permette di ascoltare una voce che fa parte del contesto intellettuale e religioso della Ferrara di quegli anni: una città animata da vivacissime polemiche religiose dove una non spenta memoria di fra Girolamo Savonarola si incrociava con la circolazione di idee di riforma religiosa di vario orientamento - predicatori visionari di eresie radicali, dotti umanisti inclini a liberi pensieri, conflitti tra i sostenitori della Chiesa di Roma e le tesi protestanti portate a corte da un Calvino esule sotto la protezione della duchessa Renata di Francia (con grande preoccupazione del papato). Di questo testo si pubblica qui l'edizione critica curata da Anna Corsi. Un saggio introduttivo di Adriano Prosperi è dedicato al profilo intellettuale e religioso di Antonio Musa Brasavola.
Le mie battaglie Frassati Gawronska Luciana - Aragno, 2026 - Biblioteca Aragno
«Se mi sono decisa a scrivere la mia vita è perché sono convinta di quanto sia trascorsa in affettuosa comunione con quella di mio fratello Pier Giorgio Frassati e perciò io possa anche servire a far luce definitiva su aspetti della sua personalità spesso alterati o mal compresi. E se d'altronde sino ad oggi ne sono stata trattenuta è per il timore che proprio a me toccasse di sminuire, svelando zone rimaste in ombra, il personaggio di nostro padre, altrove descritto con tutto l'affetto e la venerazione di figlia. La decisione ora presa mi sembra tuttavia necessaria poiché la durezza di cui fui fatta oggetto in famiglia aiuterà a comprendere certe silenziose sofferenze di Pier Giorgio, di cui rimasi sino all'ultimo suo giorno "la metà dell'anima sua". Ai figli, agli amici, al lavoro debbo gratitudine per avermi ricompensata delle più amare esperienze. Non rimpiango tuttavia nulla di quanto mi fu tolto poiché a esso forse son debitrice della gioia di aver gettato, attraverso il dolore, nuova luce sullo spirito di mio fratello.»