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Il Gerolamo ritrovato. Il cantiere, la storia e il restauro. Ediz. a colori Guazzoni Edoardo Crivelli Filippo Porro Maurizio Crimi F. (Cur.) - Archinto, 2018 - Lo Zibaldone
«Ma sì... è il vecchio amico Gerolamo che torna nel suo teatro... è il teatro Gerolamo che ha ripreso vita... a Milano c'è un teatro che si riapre... ecco, questa è la Civiltà!... così possiamo spiegarla meglio di tanti discorsi complicati... un teatro che si riapre!!!» Così scriveva Giorgio Bocca alla fine degli anni Cinquanta in occasione della riapertura (una delle tante nella ricca e travagliata storia di questo teatro) del Gerolamo sotto l'egida di Paolo Grassi. Il libro ripercorre la lunga vita del teatro sorto nel 1868 sulle ceneri dell'antico teatro di marionette Fiando, restaurato una prima volta già alla fine dell'Ottocento e divenuto nella prima metà del Novecento il «regno» incontrastato della famiglia Colla e delle sue marionette. I bombardamenti della seconda guerra mondiale e la prospettata demolizione, per fortuna scongiurata, allontanano i Colla e, dalla fine degli anni Cinquanta alla chiusura nel 1983, sul palco del Gerolamo si alterneranno gli spettacoli della Compagnia Stabile del Teatro Milanese e i recital di Eduardo, Milly, Juliette Greco, Franca Rame e Dario Fo, Ornella Vanoni, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e molte altre personalità anche internazionali. L'ultimo restauro, appena terminato, ha finalmente restituito a Milano uno dei suoi teatri più amati. Le parole di Dino Buzzati, pubblicate sul «Corriere della Sera» in occasione della riapertura del 1958, risuonano oggi profetiche: «Lustri e vitaminizzati dalla vernice fresca, sorridono i profili dei poeti nei loro medaglioni di stucco. Frusti e spenti sino a poche settimane fa, non erano che i lari in disfacimento di un teatrino agonizzante. Il Gerolamo è tutto un cantiere, si rifanno pavimenti, si rinforzano muri, si ricavano vani per i camerini, si rappezza e si consolida».
Quando il moderno non era uno stile Gregotti Vittorio - Archinto, 2018 - Le Mongolfiere
Questi tre testi sono un tentativo di esaminare le influenze del perdurare mutante delle ideologie che guidano il formalismo dell'architettura di successo dei nostri anni, confrontandole con ciò che è autenticamente, per l'autore, l'architettura come pratica artistica nella tradizione del moderno. Lo scritto muove distinguendo l'idea di modernismo come necessità mercantile di attualità da quella di ornamento moderno e della sua progressiva acquisizione dei valori della storia e della nostra disciplina e dei contesti come materiali essenziali di cui proporre una modificazione creativa che affronti con i primi frammenti di verità le contraddizioni del presente. Contraddizioni che sono oggi i fondamenti delle difficoltà urbane e dello sviluppo delle loro periferie e contraddizioni che hanno caratterizzato anche lo sviluppo e le difficoltà dell'architettura italiana degli ultimi settant'anni.
Cento lettere Ponti Gio - Archinto, 2004
Cento lettere - Archinto