Be Editore Libri
Libri editi da Be Editore Società e cultura: argomenti d'interesse generale
La gogna. Come i processi mediatici e di piazza hanno ucciso il garantismo in Italia Tortorella Maurizio - Be Editore, 2013 - Storia Storie Memorie
Calogero Mannino, il ministro "mafioso", e il suo calvario durato quasi due decenni. Guido Bertolaso, condannato sui giornali ancora prima che il processo abbia avuto inizio. Silvio Scaglia, l'imprenditore sbattuto in cella e distrutto per una maxifrode fiscale da 2 miliardi di euro che, di fatto, non esiste. Giuseppe Roteili, il "re delle cliniche private" accusato per quattro anni di un'odiosa truffa sanitaria, ma poi assolto quasi in silenzio. Ottaviano Del Turco, il governatore abruzzese azzoppato per una tangente di cui ancora non c'è traccia. Antonio Saladino e le folli follie dell'inchiesta Why Not. Alfredo Romeo, gli assessori e la mezza bolla di sapone del caso "Magnanapoli". Sette recenti casi giudiziari, sette storie di grande attualità raccontate attraverso le carte processuali e le relative cronache giornalistiche trasformate in condanne preventive.
La convivialità. Una proposta libertaria per una politica dei limiti allo sviluppo Illich Ivan - Be Editore, 2005 - Tascabili
In questo libro Illich sostiene che lo strumento industriale ha oggi superato in molti casi quella soglia critica oltre la quale diviene controproduttivo; si allontana cioè da quegli scopi per cui era stato progettato e genera impotenza. Per esempio, la diffusione dei mezzi di trasporto riduce la velocità media degli spostamenti; l'iperproduttività produce crisi economiche. L'alternativa a questo stato delle cose è rappresentata da quella che Illich chiama società conviviale". Lo strumento conviviale permette un controllo personale e diretto, genera efficienza senza ridurre l'autonomia, non crea rapporti di dipendenza ed estende il raggio d'azione individuale.
Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri Stefanini Maurizio - Be Editore, 2012 - Storia Storie Memorie
Il calcio è una guerra simbolica che fortunatamente ha preso sempre più il posto - almeno nel mondo occidentale - delle guerre vere e proprie. Ma il tifo attorno al calcio può generare a sua volta una sorta di guerra, con una triste lista di caduti. Il tifo è un potente momento di socialità che ricrea antichi rituali di solidarietà ormai in disuso. E se non manca poi chi al tifo fa ricorso come strumento di potere, in realtà è molto più frequente che lo stesso tifo si faccia opposizione. Ma troppo spesso questa insopprimibile vocazione del tifo all'antagonismo diventa teppismo tout court. Addirittura, lo scontro tra tifosi sugli spalti può scatenare una guerra guerreggiata, come in America centrale nel 1969 o nella ex Jugoslavia negli anni Novanta. Nulla di nuovo sotto il sole, a dire il vero. Nel 49 lo stadio di Pompei fu squalificato dopo gli scontri tra i tifosi locali e quelli nocerini; nel 390 Teodosio fece uccidere 15.000 persone per domare una rivolta di tifosi di Tessalonica; nel 532 le due fazioni di ultras si unirono in una rivolta che incendiò Costantinopoli per dieci giorni provocando 35.000 morti; nel 1314 re Edoardo I d'Inghilterra bandì il football per la violenza che provocava. "Se non si sopprime l'hooliganism, il calcio non potrà continuare a esistere a lungo nella presente forma" decise infine il governo inglese di Margaret Thatcher. Di lì, le riforme che hanno dato vita a quello che viene definito "calcio moderno". Ma è la soluzione, o è causa di altri problemi?