Bollati Boringhieri Libri
Libri editi da Bollati Boringhieri Spiritualità ed esperienza religiosa cristiana
Il misticismo greco Sabbatucci Dario - Bollati Boringhieri, 2006 - Universale Bollati Boringhieri-S. Scient.
Nell'assumere a problema storico il misticismo greco come esperienza religiosa "rivoluzionaria", Sabbatucci pone al centro dell'indagine l'orfismo e il pitagorismo che, con la loro mitologia cosmogonica, i loro riti iniziatici, le loro pratiche "trasformanti", il loro stile di vita esoterico e settario (ideale di purezza etica, vegetarianismo, fede nella trasmigrazione delle anime), operano una rottura con il modello mitico-rituale tradizionale. Tuttavia - spiega Sabbatucci - l'esperienza orfico-pitagorica è solo lo "sviluppo" di un altro misticismo, quello che aveva origine nei misteri di Eleusi. Anche questi, infatti, seppure integrati nella vita religiosa pubblica, hanno un loro potenziale "eversivo" rispetto ai culti ufficiali, collettivi e "politicizzati"; un potenziale che risiede nell'uguaglianza "democratica" di tutti i partecipanti (gli iniziati) alla celebrazione rituale del dramma liturgico incentrato sulla vicenda mitica di Demetra e del rapimento da parte di Plutone di sua figlia Persefone. Poi, tramontata la parabola della democrazia ateniese, i misteri evolveranno nel segno di una sempre maggiore autonomia, dando vita a una eschaton orientato in senso universalistico, e allora saranno ormai parte di un'altra storia.
Assisi. Un incontro inaspettato. Con il Cantico delle creature di san Francesco Cheng François - Bollati Boringhieri, 2015 - Temi
"Chi d'esso loco fa parole, / non dica Ascesi, che direbbe corto, / ma Oriente, se proprio dir vuole". I versi del "Paradiso" dantesco che nominano Assisi, in cui "nacque al mondo un sole" chiamato Francesco, suonano come un pronostico, se letti nel contesto del libretto amorosissimo di Cheng. Qui Oriente e Occidente, tradizione taoista e cristianità scoprono la loro comunione grazie all'universalità del santo più venerato. A testimoniarla, in una scrittura tersa che ha la chiarità delle estati umbre, è un migrante giunto in Francia dalla Cina. Adesso è una gloria letteraria nella terra che l'ha accolto, ma quando vide per la prima volta Assisi, nel 1961, non era che un giovane esule in preda allo spaesamento. Di quell'incontro inaspettatamente abbagliante con i luoghi francescani volle serbare per sempre memoria iscrivendolo nel suo stesso nome: all'atto della naturalizzazione francese, dieci anni dopo, scelse François al posto del cinese Chi-hsien, "celebrante la saggezza". Origini e approdi si pongono così per lui sotto il segno di una segreta alleanza, di cui Francesco diventa l'emblema. Se ne cercherebbe invano, in queste pagine, l'immagine agiografica tutta mansuetudine e candore. "Il Grande Vivente", lo chiama Cheng, e ne avverte la presenza di "eterno contemporaneo" soprattutto tra le rocce incorruttibili che gli fecero da giaciglio.
Assisi. Un incontro inaspettato. Con il Cantico delle creature di san Francesco Cheng François - Bollati Boringhieri, 2026 - Temi
"Chi d'esso loco fa parole, / non dica Ascesi, che direbbe corto, / ma Oriente, se proprio dir vuole". I versi del "Paradiso" dantesco che nominano Assisi, in cui "nacque al mondo un sole" chiamato Francesco, suonano come un pronostico, se letti nel contesto del libretto amorosissimo di Cheng. Qui Oriente e Occidente, tradizione taoista e cristianità scoprono la loro comunione grazie all'universalità del santo più venerato. A testimoniarla, in una scrittura tersa che ha la chiarità delle estati umbre, è un migrante giunto in Francia dalla Cina. Adesso è una gloria letteraria nella terra che l'ha accolto, ma quando vide per la prima volta Assisi, nel 1961, non era che un giovane esule in preda allo spaesamento. Di quell'incontro inaspettatamente abbagliante con i luoghi francescani volle serbare per sempre memoria iscrivendolo nel suo stesso nome: all'atto della naturalizzazione francese, dieci anni dopo, scelse François al posto del cinese Chi-hsien, "celebrante la saggezza". Origini e approdi si pongono così per lui sotto il segno di una segreta alleanza, di cui Francesco diventa l'emblema. Se ne cercherebbe invano, in queste pagine, l'immagine agiografica tutta mansuetudine e candore. "Il Grande Vivente", lo chiama Cheng, e ne avverte la presenza di "eterno contemporaneo" soprattutto tra le rocce incorruttibili che gli fecero da giaciglio. Per l'intellettuale cinese cresciuto nella geomantica del Tao, l'antica arte di leggere l'energia dei paesaggi, la geografia della santità - l'Eremo delle Carceri, la Porziuncola, San Damiano - rivela da subito un corpo vivo, pulsante. «Ecco il luogo, il mio luogo! È qui che il mio esilio avrà fine!»