Carocci Libri
Libri editi da Carocci Forme d'arte non grafiche
La lezione della videoarte. Sguardi e percorsi Lischi Sandra - Carocci, 2019 - I Tempi E Le Forme
La videoarte, nata alla fine degli anni Cinquanta del Novecento e cresciuta nell'intreccio con arti e media, per lungo tempo poco conosciuta e poco esplorata anche per la sua felice inafferrabilità disciplinare, richiede e merita una rilettura dei suoi aspetti più vitali, delle sue domande ancora aperte, delle sue intuizioni di futuro. Ha anticipato le narrazioni anomale del cinema attuale, indicato nuove strade per la parola e la musica, vissuto in modo giocoso e curioso la tecnologia, rielaborato il teatro, la poesia e la pittura, ripensato la TV, creato modalità di fruizione partecipata, inventato effetti, diversificato gli schermi. Ha elaborato estetiche complesse e un complesso discorso sul mondo. Oggi è diffusa, oggetto di mostre, pubblicazioni e riconoscimenti importanti ma la sua lezione è rintracciabile anche in tanti aspetti delle rapide mutazioni audio-visive e dello spettatore. Il libro ripensa la videoarte in un percorso storico, teorico e critico ricco di esperienze, riferimenti ed esempi, che parte dalle origini per arrivare alla contemporaneità attraverso snodi e temi cruciali. Ne rintraccia il contributo pionieristico alla comprensione e alla critica del panorama mediatico, ne illumina il percorso eretico e visionario quanto istruttivo e anticipatorio, la lezione artistica e di conoscenza.
I marmi Reksten e il collezionismo europeo di antichità tra XVII e XIX secolo Teatini Alessandro - Carocci, 2003 - Dip. Storia-Univ. Sassari
Il volume propone lo studio della collezione, ora acquisita dalla Soprintendenza archeologica di Olbia, ma in precedenza esposta nel giardino della villa Rcksten in Costa Smeralda, costituita da otto sculture in marmo di età romana: tre urne cinerarie inscritte, un sarcofago, una fronte di sarcofago, un frammento di sarcofago a lenòs, un capitello, e un frammento di rilievo neoattico riferibile alla serie 'Loulé' e con riscontri diretti nelle lastre del Pireo. All'analisi dei pezzi l'autore premette una ricerca sulle vie di formazione della collezione. Emerge così che almeno due delle urne cinerarie facevano parte, nella prima metà del Seicento, della collezione Giustiniani, e che una di esse passò tra le proprietà di Giovanni Battista Piranesi poco dopo la metà del Settecento: la conferma è offerta dal codice Vat. Lat. 9130. Le due urne arricchirono poi, attorno alla metà del XIX secolo, la collezione inglese di Lowther Castle, nel cui ambito appariva pure il rilievo con eroti nel circo, anch'esso confluito infine tra i marmi Reksten. Concludono il volume gli elenchi delle iscrizioni latine appartenute, in tempi diversi, alle tre collezioni toccate nel corso della trattazione: si definiscono in questo modo gli originari contesti espositivi delle iscrizioni già Reksten in seno alle raccolte Giustiniani, Piranesi e di Lowther Castle, fornendo un utile supporto per la ricostruzione sia del patrimonio di tali collezioni sia delle relative linee di dispersione.