Corbaccio Libri
Libri editi da Corbaccio Alaska
Verso il cuore bianco della Terra. La traversata dell'Alaska selvaggia Zhoh Ario Daniel - Corbaccio, 2018 - Exploits
«Anni fa un luogo speciale entrò per sempre nel mio cuore: l'Arctic National Wildlife Refuge, uno degli ultimi paradisi terrestri a rischio di devastazione nel caso le trivelle petrolifere ottengano il via libera. Da allora continuo a tornare lassù: poiché ho compreso che sì, esistono il Polo Nord ed il Polo Sud; e che esiste anche il Polo del Freddo in Siberia. Ma quel che ho trovato nell'estremo nordest dell'Alaska non è l'oro, non sono le pellicce, non è niente che si possa sfruttare economicamente. Quello che ho scoperto quassù è il Polo della Bellezza. Un posto che ci restituisce il significato più profondo del nostro essere umani, un luogo dove il nostro spirito si rinnova anche se viviamo a migliaia di chilometri di distanza. Per il nostro bene e per il bene dei nostri figli è importante sapere che un Refuge così ancora esiste, anche se non si avrà occasione di andarci.» Fra Caribù, Orsi Grizzly, Lupi, Uccelli migratori, il bianco accecante della neve, il verde e il viola intenso dell'Aurora, Ario Daniel Zhoh descrive un viaggio ai limiti della purezza assoluta, in solitudine e in autosufficienza. Viaggio che non ha come obiettivo alcun record se non quello di offrire un piccolo contributo individuale alla causa di tutta l'umanità.
Inferno bianco. Dodici alpinisti, una tempesta artica sulla vetta del McKinley, un soccorso quasi impossibile Hall Andy - Corbaccio, 2014 - Exploits
Quell'estate, mentre i "Beatles" cantavano "Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band" e gli hippies giravano il mondo al motto di Love & Peace, i dodici ragazzi della spedizione Wilcox avevano deciso di puntare molto in alto, alla cima del McKinley. L'organizzatore della spedizione era Joe Wilcox, laureato alla Brigham Young University, che era riuscito a mettere insieme una squadra di alpinisti tanto entusiasta quanto eterogenea. Durante la salita avevano dovuto affrontare problemi di acclimatamento, l'esplosione di un fornello da campo, la caduta in un crepaccio... tutti piccoli inconvenienti, tuttavia, di fronte alla tempesta artica che il 18 luglio si scatenò sulla vetta del McKinley. A 6100 metri di altitudine, gli alpinisti dovettero affrontare venti a 450 chilometri orari in grado di congelare la carne viva in pochi minuti. E tutto senza l'equipaggiamento tecnico dei nostri giorni. Solo cinque di loro si salvarono. La spedizione divenne tristemente famosa nel mondo, stampa e televisioni ne parlarono a lungo, ma tanti aspetti rimasero in ombra. Andy Hall, giornalista e figlio dell'allora direttore del Denali National Park, ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti, ha trovato documenti che sembravano perduti, ha ascoltato le registrazioni di tutte le comunicazioni radio.
Una stagione da eroi Drury Bob - Corbaccio, 2001 - Exploits
E maggio inoltrato in Alaska, la stagione migliore per scalare la catena di montagne più insidiosa del mondo. Tre inglesi sono intenti ad arrampicarsi sul contrafforte ovest del Denali, la montagna più alta del Nordamerica, e sono determinati a raggiungere la vetta, nonostante un brusco cambiamento del tempo. Poco distanti da loro, anche due scalatori americani notano l'improvviso squarcio nelle nubi, tuttavia proseguono verso il loro obiettivo: conquistare il Thunder Mountain. Nessuno dei due gruppi di uomini ha tenuto in considerazione le previsioni meteorologiche, né immagina che due perturbazioni di proporzioni colossali stanno per scontrarsi violentemente sulle loro teste. Entro dodici ore, i tre inglesi rimangono intrappolati sul Denali, a circa cinquemila metri, ipossici, disidratati, con la radio congelata e visibilità pressoché nulla, mentre uno degli americani è riuscito a scampare alla morte per miracolo e adesso è immobilizzato su un'esigua sporgenza. Intanto l'equipaggio del 210° squadrone del reparto di soccorso aereonautico del Comando Forze Speciali degli Stati Uniti si è già mobilitata. I parajumpers conosciuti più sinteticamente come PJ, si muovono nell'anonimato e non amano farsi pubblicità. Le loro notevoli operazioni di salvataggio ai limiti dell'umano, sono state rivelate per la prima volta in questo resoconto di Bob Drury, nel quale viene descritta a tinte forti questa comunità formata da soli trenta soldati-cittadini, che hanno scelto di rischiare ogni giorno la vita.