Deriveapprodi Libri
Libri editi da Deriveapprodi Architettura e design degli edifici
Poetica della zappa. L'arte collettiva di coltivare giardini Georgieff Pablo - Deriveapprodi, 2018 - Habitus
«Le opere costituite dai giardini realizzati attraverso l'invito all'opera hanno la seguente peculiarità: sono di natura performativa, sono esecuzioni dal vivo e non fanno distinzione tra pubblico e artista. Riflettono la stessa complessità che ci restituiscono le arti dal vivo o performative, oltre all'assenza di separazione tra i momenti della creazione e della prova e i momenti della rappresentazione. Sono arti difficili da riprodurre e da registrare, ma in cambio rappresentano un vero sistema vivente che non è la mera traccia di una performance: non sarà niente di più e niente di meno che un giardino. Con queste note non ho inteso fare altro che darvi qualche indicazione e, soprattutto, instillare il desiderio di lanciarvi nell'impresa, diventando a vostra volta giardinieri. Perché è proprio adesso che si sta svolgendo lo scontro tra progetti radicalmente avversi che per posta in gioco hanno l'umanità, e mi piace pensare che l'esito non sia scontato in partenza». Prefazione di Gilles Clément. Postfazione di Enrico Falqui.
Progetto e strategia. Un dialogo con Maurizio Ferraris Bruno Edoardo - Deriveapprodi, 2024 - Humanities
Come si fa una tesi di laurea in progettazione? Che differenza c'è tra una strategia progettuale e una bellica? Tra fare un progetto e una ricerca storica? Tra un progetto architettonico e un progetto tout court? Un architetto e un filosofo dialogano sulle specificità della pratica progettuale. L'architetto descrive delle esperienze, sue e di un gruppo di studenti in procinto di laurearsi, mentre il filosofo le inquadra dentro categorie più ampie, che servono all'architetto per riorientare la propria strategia e formulare nuove domande. Teatro dello scambio è il Laboratorio di Tesi «Teoria e critica dell'azione progettuale»: un esperimento didattico sviluppato al Politecnico di Torino che ha coinvolto progettisti, storici, un filosofo e un gruppo di laureandi. Dallo scambio emerge una pratica niente affatto lineare, capace di calcolo e invenzione secondo forme proprie, non riducibili a forme esclusivamente artistiche o tecniche. Una pratica sociotecnica collettiva, in cui anche il filosofo si misura con l'azione.
Architetture del dopo. Costruire con le piante. Salice, canna, bambù, paglia, terra Corrado Maurizio - Deriveapprodi, 2020 - Habitus
Anche nelle metropoli occidentali si diffondono costruzioni realizzate utilizzando piante: salice, canna, bambù, paglia. Tecnologie naturali che sono rielaborazioni di tecniche legate alle prime costruzioni dell'uomo: architetture "del prima", ma soprattutto "del dopo", di come dovremmo costruire per rendere sostenibile la nostra presenza su questo pianeta. Riprendere la cultura del saper fare con le mani ci riporta al tempo profondo del Paleolitico. Gli allarmi della comunità scientifica ci spingono infatti a guardare a un tempo lontano come a un bacino di conoscenze da approfondire. Da circa vent'anni le "architetture del dopo" attraggono un numero sempre maggiore di estimatori per le loro caratteristiche di sostenibilità, di eco-compatibilità e di rimando a pratiche di coesione sociale. Usare questi materiali è una scelta ecologica e insieme politica, mentre torna centrale la dimensione del gesto e del saper fare, in alternativa ai metodi di produzione industriale.