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Libri editi da Gangemi Editore Dal 1945 al 2000

Dialoghi tra arte e architettura negli anni della ricostruzione 1945-1955 libro
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LIBRO   9788849235227

Dialoghi tra arte e architettura negli anni della ricostruzione 1945-1955 Cristallini Elisabetta   -  Gangemi Editore, 2018  -  Didattica

"Dialoghi tra arte e architettura negli anni della ricostruzione 1945-1955" traccia un inedito percorso che si snoda tra le pieghe della complessa questione della sintesi delle arti, vista attraverso le voci e le opere di grandi interpreti (Le Corbusier, Léger, Fontana, Munari, Dorfles, Severini, Prampolini, Mirko), di giovani emergenti che a loro guardavano (da Consagra a Dorazio, Perilli ecc.), dei gruppi che con diverse modalità su quel tema si sono confrontati (Groupe Espace, MAC, Art Club) nonché le opinioni di autorevoli figure di architetti, come Bruno Zevi e di critici, come Giulio Carlo Argan. Milano e Roma sono i due centri dove si rintracciano le più interessanti occasioni di dialogo tra arte e architettura, da eventi effimeri, come le Triennali, a esiti concreti, come i grandi cantieri e alcune palazzine. Le declinazioni di questo articolato nodo della storia sul crinale tra le due discipline sono esaminate sullo sfondo degli anni difficili, ma al tempo stesso entusiasmanti e vitali, del primo decennio del dopoguerra, senza trascurare limiti e aporie emersi dalla concretezza del fare.

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Edoardo Gellner. Architetture organiche per Enrico Mattei 1954-1961. Atti della giornata di studi (Roma, Gela, Pieve di Cadore 17 marzo 2005). Ediz. illustrata libro
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LIBRO   9788849211702

Edoardo Gellner. Architetture organiche per Enrico Mattei 1954-1961. Atti della giornata di studi (Roma, Gela, Pieve di Cadore 17 marzo 2005). Ediz. illustrata Severati C. (Cur.)  Merlo M. (Cur.)   -  Gangemi Editore, 2006  - 

Gli anni '50 rappresentano un momento fortunato per l'architettura e l'urbanistica italiana: rinasce l'INU sotto la direzione di Adriano Olivetti, Bruno Zevi attraverso Metron e l'Architettura diffonde i nuovi concetti dell'architettura organica; i maggiori architetti si confrontano con il tema dell'abitazione collettiva e con i problemi sociali delle nuove città. Proprio in quegli anni tra il 1954 e il 1962 un architetto, Edoardo Gellner, e il suo committente, Enrico Mattei, danno vita a un progetto sociale che si propone di dimostrare che è possibile un nuovo rapporto tra risorse, società e capitale. Queste idee trovano oggi nuovi motivi di interesse sia per l'importanza storica della vicenda, sia per l'attualità del messaggio contenuto nelle architetture del villaggio di Corte di Cadore e nello stesso progetto non realizzato per la città aziendale di Gela. Corte di Cadore e Gela rappresentano due realtà antitetiche: la vacanza e il lavoro; la montagna e il mare; il nord e il sud dell'Italia degli anni '50; un progetto realizzato e uno sognato. Da un lato il progetto sociale che Mattei stava conducendo all'interno dell'ENI, dall'altro la sensibilità e la capacità progettuale di un architetto che si trova nella condizione di poter applicare quanto di meglio allora si andava sperimentando all'interno dell'INU. Questo volume definisce l'avvio di un percorso di ricerca sul capitalismo illuminato quale momento significativo della storia non solo architettonica dell'Italia.

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C'era una volta il film. Intorno al 1968/1972. Ediz. illustrata libro
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LIBRO   9788849232943

C'era una volta il film. Intorno al 1968/1972. Ediz. illustrata Nardi E. (Cur.)   -  Gangemi Editore, 2016  -  Arti Visive, Architettura E Urbanistica

Le interviste riportate nel volume, realizzate per la rivista Filmcritica e dedicate ad alcuni tra i maggiori autori cinematografici di sempre, non costituiscono soltanto una mappa dei concetti legati al film e relativi alla feconda temperie culturale dei primi anni Settanta, ma anche una sorta di manuale di pensiero cinematografico cui poter attingere nel presente. Ci troviamo, difatti, al cospetto di una vera e propria rivoluzione del mondo audiovisuale, rappresentata dal digitale e i materiali presenti in questo libro costituiscono un riferimento importante per tutti coloro che si avvicinano alla produzione di immagini, oltre che un documento prezioso su una delle pagine essenziali della storia del cinema moderno. Negli anni Sessanta e Settanta, come nei decenni precedenti, con le dovute distinzioni, fare cinema significava pensare e vivere la propria vita in modo interrogativo, suscitando concetti, interpretando fatti, scegliendo il luogo e la distanza dal soggetto di un'inquadratura quale atto etico, individuale e di assoluta serietà. Inoltre, come si evince dalla Conversazione con Jean-Marie Straub, "È lo stesso lavoro che fanno i poeti. Prendono una lingua che in molti casi è diventata rigida, è diventata un sistema, un'abitudine, dunque una lingua morta e, d'un colpo, cercano di fare delle cose che non erano state fatte o che si era dimenticato di fare da molto tempo."

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