Giapeto Libri
Libri editi da Giapeto Giurisprudenza e filosofia del diritto
La realtà delle storie. Tracce di una cultura Di Donato Flora - Giapeto, 2014 - Il Ventilabro
Perché un libro sulle storie e sulla cultura? Che relazione c'è tra storia e cultura? Questo lavoro si inserisce nel dibattito contemporaneo dedicato a temi di Law, Culture and Humanities mostrando come la realtà giudiziaria prende forma nel tessuto della dimensione autentica del quotidiano. La ricerca, a partire dalla quale si sviluppa il testo, ad oggetto alcuni casi giudiziari (in materia di lavoro e di famiglia) analizzati in relazione al contesto culturale in cui si originano, nell'intento di dimostrare come le soluzioni messe in pratica dagli attori-protagonisti siano improntate alla conoscenza più o meno implicita di regole latenti dominanti nella vita quotidiana. È la consapevolezza di tali regole che determina un agire vincente della gente comune quando si trova confrontata agli strumenti formali del diritto. La metodologia impiegata, l'analisi narrativa dei casi ricostruiti come storie, ha per scopo quello di tracciare la cultura, intesa come insieme di significati simbolici, la legge tra questi, che condizionano l'applicazione del diritto e la soluzione dei casi in particolare.
Il sintagma discontinuo. Possibilità, poteri, diritti Ciliberti Orazio - Giapeto, 2017 - Saggi
L'ipotesi teorica che pone tra loro in relazione - di coerenza o di compatibilità - evoluzionismo, genetica, neuroscienze, meccanica quantistica, teoria dei sistemi operativi, sociologia della tecnica, linguistica e molto altro, strutturando così il fondamento di una nuova e più ampia visione filosofica dei fenomeni giuridici, può essere definita come super-teoria o ultra-teoria, mutuando dal lessico di filosofi in questo libro soltanto citati, come Mario Losano e Roberto Unger. Una super-teoria cerca spiegazioni esaurienti e metodiche; un'ultra-teoria rifiuta il tentativo di sviluppare un sistema teoretico, senza tuttavia indulgere alla paralisi intellettuale. Entrambe provano a individuare e descrivere reti di relazioni discorsive tra saperi specialistici. Volendo classificare questo studio, si può dire che esso sia un tentativo di costruire un'ultra-teoria, offrendo una nuova prospettiva critica al pensiero che problematizza l'esperienza giuridica. Molti temi e argomenti sono appena accennati, altri tornano nella trattazione con ripetitività, quasi che l'autore non sia soddisfatto della prospettiva unilaterale e cerchi prospettive multiple. "Il sintagma discontinuo" è un discorso che contiene un altro discorso, è - in effetti - una prospettiva multipla che abbraccia molti discorsi senza rinnegare il dogma della specializzazione di saperi scientifici, culture, linguaggi. È un punto di vista sulla città, in senso leibniziano, che ambisce all'approdo verso una teoria antropo-sociale del diritto. La riflessione di Orazio Ciliberti - un giudice italiano sessantenne che, dai tempi del liceo e dall'incontro con un maestro al quale dedica il libro (Gerardo De Caro, a sua volta allievo di Giovanni Gentile), non ha mai smesso di studiare filosofia e per la prima volta, nell'età matura, si cimenta con un lungo scritto filosofico - è piena di spunti stimolanti, intuizioni, ripetizioni avvolgenti, ma non è propriamente una teoria, è piuttosto una ricerca delle ragioni profonde, delle connessioni, anche etimologiche, delle parole e dei discorsi tra loro. È lo scritto di un giudice che, ispirato dal "Nietzsche" di Martin Heidegger, pensa alla giustizia come all'estremo compito della filosofia. Presentazione di Fiammetta Fanizza.
Itinerari giuridici Ricchitelli Sergio - Giapeto, 2019
"Ho raccolto gli scritti giuridici pubblicati nell'ultimo triennio (2017/2019) e li presento nelle pagine che seguono [...] Taluni degli scritti che presento in questa sede si connotano quali inediti; su di uno in particolare intendo spendere qualche parola in più. [...] Il mio convinto operare pratico e teorico è sempre stato ispirato agli orizzonti costituzionali convinto davvero come sono che le risposte - tutte le risposte - all'adeguata convivenza civile si rinvengono nella nostra carta fondamentale. [...] Lo elaborai dopo pochi mesi dal conseguimento del dottorato in giurisprudenza e lo elaborai con finalità meramente didattiche, scolarmente orientate per illustrare nelle scuole il senso e la portata delle garanzie costituzionali riguardanti in particolare l'attività della magistratura nel nostro Paese. L'ho rinvenuto parzialmente ritoccato e non ho resistito alla tentazione - se si vuole un po' romantica - di pubblicarlo. L'ideale convincimento di allora è immanente oggi: la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 resta la stella polare cui tutti debbono ispirare - nella teoria come nella prassi - la loro azione, contribuendo all'accrescimento delle sensibilità solidaristiche di cui la Carta Fondamentale è permeata. Lo strumento concettuale, etico ed ideale - prim'ancora che normativo - al quale tutti dobbiamo sempre aver riferimento per la nostra ordinata convivenza civile." (Dall'introduzione)