Gremese Editore Libri
Libri editi da Gremese Editore Francese
Il cinema di Guillame Apollinaire. Manoscritti inediti del primo poeta del cinema Aurouet Carole - Gremese Editore, 2018 - Fuori Collana
Guillaume Apollinaire morì il 9 novembre 1918. In occasione dell'importante centenario, in questo volume la ricercatrice e docente Carole Aurouet mette in evidenza un aspetto poco esplorato della sua opera: il cinema, con il quale Apollinaire intrattenne un rapporto denso e appassionato. Affascinato dalle straordinarie possibilità del nuovo mezzo espressivo - e in totale antitesi con l'ostilità moraleggiante manifestata da molti intellettuali del periodo -, il poeta frequentò assiduamente le sale di proiezione, pubblicò dei testi sul cinema e lo inserì nelle proprie creazioni letterarie. Poi, decise di scrivere anche per il cinema. Nel 1917, insieme all'amico André Billy, scrisse una prima sceneggiatura, La Bréhatine. Cinéma-drame en quatre parties (La Bréhatine. Cinema-dramma in quattro parti): storia di un amore infelice declinata in modo molto meno stereotipato di quanto ci si potrebbe aspettare da un soggetto di stampo tradizionale. Una seconda sceneggiatura, scritta dal solo Apollinaire in un piccolo quaderno dalla copertina rossa e ispirata a un'opera di Jules Verne, non fu mai portata a termine: C'est un oiseau qui vient de France (È un uccello che viene dalla Francia), vicenda inserita nel contesto storico della Prima guerra mondiale e pervasa da una diffusa germanofobia. Conservati presso la Bibliothèque littéraire Jacques Doucet e mai pubblicati prima d'ora in forma così compiuta, i due preziosi manoscritti sono qui perfettamente riprodotti in grandi tavole a colori che ce li mostrano in ogni particolare - cancellature, sottolineature, trasparenze di testi già stampati -, e sono accompagnati dalla loro traduzione filologica, fedele agli originali finanche nella disposizione di righe e parole. L'ampia presentazione iniziale a cura dell'Autrice li contestualizza storicamente e culturalmente, facendone emergere il ruolo di illuminanti testimonianze: non solo quanto all'opera individuale del grande poeta, ma più in generale quanto alla spinta avanguardista destinata a rinnovare arte e cultura del primo Novecento.
Il gigante invisibile. Paul Claudel a cinquant'anni dalla morte. Atti della giornata di studi (Roma, 23 febbraio 2008) Iacobone P. (Cur.) - Gremese Editore, 2007 - Quaderni Della Biblioteca Spadoni
La VI Giornata di riflessione sul tema "Cattolicesimo e Letteratura nel '900", svoltasi il 23 febbraio 2005, promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con l'Ente Teatrale Italiano e la Fondazione Primoli, ha posto al centro dell'attenzione e del dibattito una grande figura del Novecento letterario: Paul Claudel. La scelta non è stata casuale, ma è stata determinata dalla volontà di ricordare questo grande scrittore nel 50° anniversario della morte, avvenuta il 23 febbraio 1955. Il rapporto con Dio e con la fede cristiana è senza dubbio la radice profonda dell'opera di alcuni fondamentali protagonisti della letteratura del Novecento tra i quali spicca una figura, la cui enorme "statura" artistica è stata espressa già nel titolo della manifestazione: Paul Claudel, il gigante invisibile. Si tratta, infatti, di un genio multiforme e poliedrico: scrittore, poeta, drammaturgo, critico e teorico d'arte, diplomatico, ma chetai tempo stesso è stato in qualche modo relegato ai margini degli scenari culturali del Novecento e tuttora vive una stagione di oblio e di emarginazione.