I Licheni Priuli Verlucca Libri
Libri editi da I Licheni Priuli Verlucca BIOGRAFIE E STORIE VERE
Cattedrali della terra. John Ruskin sulle Alpi Ferrazza Marco - I Licheni Priuli & Verlucca, 2008 -
John Ruskin (1819-1900) contribuì come pochi a definire l'immagine moderna della montagna. I suoi scritti, che influenzarono le idee fra XIX e XX secolo, ne fanno uno dei più rappresentativi ed eclettici intellettuali dell'Inghilterra vittoriana. Nel mondo dell'alpinismo è ricordato per poche frasi illuminanti: il Cervino, "il più nobile scoglio d'Europa", e le Alpi, "le cattedrali della terra", ma Ruskin scrisse molte importanti pagine sull'estetica e la bellezza delle montagne. Questo libro ricostruisce la "biografia alpina" di Ruskin, dai primi viaggi con i genitori, a quelli della giovinezza e della maturità insieme alla guida di Chamonix Joseph Couttet. Sullo sfondo scorrono le vicende personali: l'oppressivo ambiente famigliare, la tormentata vita sentimentale, gli anni a Oxford, studente prima, illustre professore poi, fino alla vecchiaia con la malattia mentale nell'isolamento del suo cottage nel Lakes District.
Una notte troppo bella per morire Suppè Isabel - I Licheni Priuli & Verlucca, 2014 -
Ande Boliviane, gruppo del Condoriri. Una cima di 5.500 metri, l'Ala Izquierda. Siamo nel 2006. Una coppia di scalatori affronta una difficile via di ghiaccio; a soli 50 metri dalla vetta uno schianto improvviso, un chiodo da ghiaccio che esplode. Un pauroso volo di 400 metri. Lui sopravvive solo qualche ora, lei, la spina dorsale, protetta dallo zaino, miracolosamente illesa, ha una gamba spezzata in più punti, ma è viva. Il suo nome è Isabel Suppé, una ragazza di soli 24 anni, di origine tedesca, ma che ha scelto di vivere in Argentina e si dichiara apolide. "Una notte troppo bella per morire" è la storia appassionante della sua lotta per la sopravvivenza. Prima trascinandosi per due giorni e due notti lungo il ghiacciaio, tra dolori lancinanti ed allucinazioni. Poi, dopo un avventuroso salvataggio, il lungo calvario di 14 operazioni e la lenta rieducazione, tra cliniche dove si respira l'alito della morte, i ricordi di un'infanzia felice con i nonni alpinisti, la voglia di riprendere ad arrampicare.