Il Saggiatore Libri
Libri editi da Il Saggiatore Forme d’arte
Corpi dipinti. L'umanità in 21 tatuaggi Lodder Matt - Il Saggiatore, 2023 - La Cultura
Che siano a colori, in bianco e nero, piccole iniziali sulle caviglie o arazzi che coprono tutto il corpo, che siano realizzati in una bettola del porto o con una lama e della fuliggine, i tatuaggi fanno parte da sempre della nostra storia. Osservando le tracce che gli esseri umani hanno impresso sulla loro pelle, possiamo comprendere persone, luoghi e momenti storici. Siamo abituati a pensare alle opere d'arte nei musei come a dei portali di accesso al nostro passato, ma a volte sembriamo ignorare che un ago, nel forare la pelle, deposita nel derma non solo l'inchiostro ma anche la storia delle nostre civiltà. Il corpo è una tela bianca che abbiamo imparato a dipingere, incidere, colorare, fare portatrice di messaggi e testimone della nostra esistenza terrena. L'urgenza di comunicare attraverso dei segni è una caratteristica fondamentale dell'uomo, e poche forme d'arte hanno l'immediatezza e l'intimità di un tatuaggio. Dal corpo tatuato di Ötzi, passando per le giovani ribelli dei primi anni del Novecento fino all'iconico giocatore dell'NBA Dennis Rodman, Matt Lodder descrive i tatuaggi fatti per amore, per lealtà, per ribellione e spionaggio, offrendo un'interpretazione unica dell'evoluzione umana. Un giro del mondo in 21 creazioni indelebili raccontate attraverso gli individui che hanno lasciato segni permanenti non solo sulla propria pelle ma anche nel susseguirsi dei secoli.
La pittura incarnata. Saggio sull'immagine vivente Didi-Huberman Georges - Il Saggiatore, 2008 - La Cultura
Il fine della pittura è andare oltre la pittura, afferma Honoré de Balzac, che nel "Capolavoro sconosciuto" narra il mito di quest'arte, le sue origini, i suoi mezzi, i suoi estremi. Nella scena cruciale del racconto, Poussin e Porbus sono davanti all'opera del loro maestro Frenhofer, un ritratto così perfetto agli occhi del pittore, da fargli credere che la donna raffigurata sia viva, che si muova, che respiri. Dal drammatico desiderio dell'artista di rendere viva la carne dipinta, nascono i "pensieri sparsi" di Georges Didi-Huberman sul problema estetico dell'incarnato in pittura. L'autore ripercorre e interpreta le riflessioni sviluppatesi intorno all'"esigenza della carne", da Cennini a Diderot, Hegel, Merleau-Ponty. Richiama i miti di Pigmalione e Orfeo. Penetra nello struggimento che costringe l'artista a "scendere nell'inferno" per rendere vivo l'oggetto della pittura, per dare vita alla sua Galatea, per ridare la vita alla sua Euridice. Non solo. Didi-Huberman affronta anche il dopo, quello che avviene quando l'artista ha ormai realizzato l'opera, il senso di perdita, o la perdita di sé, che può derivarne: se l'oggetto della pittura, la carne, si perde irrimediabilmente sulla superficie piana, che cosa rimane? Un bagliore? Un dettaglio? Un lembo? O niente? In appendice "Il capolavoro sconosciuto" di Honoré de Balzac.