La Conchiglia Di Santiago Libri
Libri editi da La Conchiglia Di Santiago Problemi e processi sociali
Areopago Europeo. Sul tema della migrazione Matteoli Francesco - La Conchiglia Di Santiago, 2019 - Di Scrittura
Areopago europeo. Sul tema della migrazione è un'interessante commistione tra il saggio e la pièce teatrale, un vero e proprio pamphlet surreale scritto quasi sulla suggestione di Alberto Savinio, l'unico che abbia scritto in modo sistematico cercando di trasmutare la realtà. Anche Francesco Matteoli fa un po' questo e lo fa con grande serietà e rigore. La sua scrittura è priva di ironia, ma il sorriso è d'obbligo quando si leggono scritti così illuminanti, scritti che ci fanno infatti riflettere, rivedere le opinioni comuni che sono anche un valido elemento straniante, che dà luce alle cose altrimenti oscure; messe in ombra da quello che si chiamàsenso comune'. Anche quando Matteoli ci presenta così, senza commento,le biblioteche che posseggono ambedue i libri, cioè quello di Hans Magnus Enzensberger e l'altro di Antonio Ivan Pini, ci chiediamo cosa voglia dire, ed ecco che ci vengono in soccorso proprio le parole introduttive al libro, quelle relative alla sincronicità, a ciò che non si può chiamare solo caso. Perché queste biblioteche posseggono ambedue i volumi? Quelli sui quali Enzensbergere Pini si trovano ora a discutere con lo stesso Matteoli, celato sotto le spoglie di un certo Atefilos C. Matrenco. Lasciamo la domanda aperta, sarà il lettore a rispondere, anche perché manca alla fine della pièce il convitato di pietra, l'ospite inaspettato, Károly Gundel, un modesto ristoratore ungherese, autore di un piccolo trattato di cucina. Gundel entra in scena e dimostra di essere forse il più esperto per parlare del tema in discussione, di un argomento quanto mai attuale, cioè il problema delle migrazioni, che da sempre interessa l'Europa, ma anche il resto del mondo.
Il diavolo si annida nei dettagli. Diario d'Africa di un Golem Fabiani Fabrizio - La Conchiglia Di Santiago, 2019 - Di Scrittura
Un libro singolare questo di Fabrizio Fabiani, che racconta un'Africa diversa - la sua Africa - fitta di vicende terribili, ma anche di infinita tenerezza. Un'Africa da amare, nella quale restare avvolti, come sotto una grande coperta. Scrive Fabiani: "Avevo 47 anni, quando ho iniziato a vivere le mia "vita altra", infatti, a quell'età, sono diventato missionario laico ed ho chiesto ed ottenuto di partire per teatri di guerra, con al seguito come bagaglio, la mia anima che sento di possedere e ne rivendico tutto il "peso" con la forza di un laico non credente. Allora, non se la passava bene, la mia anima intendo. Sentivo un senso di incompiuto. Più precisamente, avevo la lebbra nell'anima e volevo guarire. Poi, la lebbra, quella vera, l'ho vista. Ebola mi ha accarezzato ed alla mia anima, mentre vivevo la "vita altra", quella che si riduce all'assoluto, semplice e terribile, vivere o morire, alla mia anima, non ho pensato più, non avevo tempo. Mai come allora, ed a maggior ragione oggi,dopo tante missioni in Africa, sono convinto che la vita vera, ancora esista in terre come quelle, emarginate, offese, umiliate eppure vive per tutti e da lì, verso questa terra avvelenata che ormai è l'occidente, possa tornare la vita, incanalata dal tempo vero dentro le stagioni e non imprigionata nei nanosecondi. Ancora ero capace di pensare, pur vedendo il riflesso di brace dei miei occhi proiettarsi, a notte fonda, sulle foglie delle piante della savana. Infinito, immenso, atroce e bellissimo "quel" tempo storico. Se si riesce ad entrarci dentro a quel tempo, si vive l'eternità del passato e del futuro mentre si incontrano nella terra di mezzo, appena oltre la soglia. Lì vivono i golem, non in comunità, ma ognuno catturato nel proprio spicchio di tempo infinito.