Le Lettere Libri
Libri editi da Le Lettere Reati e criminologia
Alice nel paese delle domandine. Racconti delle detenute di Sollicciano Sarsini M. (Cur.) - Le Lettere, 2011 - Pannarrativa
Sono detenuta nel carcere di Sollicciano insieme ad altre 130 donne e 5 fra bambini e bambine dai tre mesi ai tre anni. Io parlo con tutte queste donne e la loro voce e i loro gesti insicuri o arroganti, dolci o prepotenti, mi fanno immaginare il percorso che hanno fatto per arrivare qui. Donne dall'andatura sicura o indecisa, ricurve su se stesse per difendersi, oppure spavalde, che camminano guardando in terra o dallo sguardo rivolto lontano. Che parlano sempre, che urlano, altre che sono silenziose. Donne dimenticate, donne attese fuori dal cancello, che amano e non sono amate, che sono amate e che non amano. Donne che litigano, che si rispettano, che si vogliono bene. E io sono qui, seduta nel grande giardino al centro del carcere, c'è l'erba di ogni tipo, a foglie larghe o strette e tante margherite, fiori di campo gialli, celesti e piccoli violacei. Alzo lo sguardo e vedo le vecchie e squallide mura alte che mi circondano, ma non importa, all'interno del carcere c'è la vita, con tutte le sue bellissime forme. E ci sono io, felice di avere due bambini bellissimi, triste e colpevole, orgogliosa di essere la donna che una esperienza tragica mi ha fatto diventare.
Compagni di sangue Giuttari Michele Lucarelli Carlo - Le Lettere, 1998
Compagni di sangue - Le Lettere
Essere di più. Quando il tempo della pena diventa il tempo dell'apprendere Zizioli Elena - Le Lettere, 2014 - Pedagogia E Scienze Dell'educazione
"Essere di più" non è una formula o un titolo suggestivo di un progetto, ma la vocazione ontologica dell'uomo a migliorarsi, crescere, cambiare. Cosa comporta tale affermazione per un soggetto costretto in regime di detenzione? Quali sono le risorse a cui può ricorrere? Il volume intendere rispondere a tali interrogativi partendo da un'analisi sul dispositivo carcerario e sulle condizioni attuali dei nostri istituti penitenziari per riaffermare il potere trasformativo dell'educazione e il diritto alla formazione. Il tempo della pena può trasformarsi allora in tempo dell'apprendere per imparare a relazionarsi in modo positivo e costruttivo e per acquisire conoscenze e competenze, con il ricorso anche alle risorse offerte dalla società della conoscenza, non ultima la tecnologia. L'intento è duplice: da un lato proporre pratiche per orientare le professionalità educative chiamate ad operare nel contesto carcerario; dall'altro avviare la riflessione su nuovi modelli per una società inclusiva che consenta a qualsiasi individuo, specie se ai margini, di scrivere una pagina nuova della propria esistenza, di sognare il proprio futuro.