Luni Editrice Libri
Libri editi da Luni Editrice Cinema, televisione e radio
La spada del destino. I samurai nel cinema giapponese dalle origini a oggi Locati Stefano - Luni Editrice, 2018 - Sol Levante
I samurai sono parte del nostro immaginario. A forgiarne l'immagine hanno contribuito soprattutto una manciata di film, a partire dal classico di Kurosawa "I sette samurai" (1954). I film storici sono stati il paradigma dominante del cinema giapponese dagli anni Venti fino alla fine degli anni Sessanta del Novecento. In seguito il loro ascendente è calato, fino quasi a eclissarsi, per tornare alla ribalta solo sul finire degli anni Novanta. Questi film sono stati e rimangono una fucina di innovazioni tecniche e narrative, oltre che un'inesauribile fonte di storie e personaggi memorabili. Per comprendere le sfumature del complesso sistema simbolico di rappresentazione della classe dei guerrieri del Giappone feudale è necessario avventurarsi oltre i pochi film noti in Occidente. Il libro non guarda solo ad autori conosciuti come Kurosawa Akira e Mizoguchi Kenji, ma anche alle opere di registi innovativi come Ito Daisuke, Yamanaka Sadao, Kobayashi Masaki, Gosha Hideo e tanti altri. L'analisi fa emergere come l'ambientazione storica sia spesso una metafora dei problemi e delle istanze del periodo in cui sono stati girati i film. Il volume presenta oltre cento anni di cinema storico giapponese, dai funambolici film muti d'avventura degli anni Dieci fino alle vibranti riflessioni filosofiche del nuovo millennio. Si tratta di un repertorio di storie e pratiche di messa in scena dirompente, che passa dalle commedie scanzonate alle tragedie più cupe, da battaglie epiche a duelli leggendari, fino a storie d'amore contrastate e cronache di ribellioni spesso finite nel sangue. Un viaggio appassionante e sorprendente alla scoperta dello straordinario archivio visivo e culturale dei film storici giapponesi.
I miei anni alla BBC (1941-1943) Orwell George West W. J. (Cur.) - Luni Editrice, 2026 - Presente Storico
Tra l'agosto 1941 e il novembre 1943 George Orwell lavorò alla BBC Eastern Service come talks producer per i programmi destinati all'India. Più tardi liquidò quel periodo come una parentesi frustrante; e tuttavia, proprio in quelle stanze, fra censure, contraddizioni sull'impero inglese e necessità propagandistiche, si formò una parte decisiva del suo pensiero sulla parola pubblica. "I miei anni alla BBC" nasce da quel laboratorio: non un memoriale, ma l'insieme dei testi radiofonici superstiti, raccolti da W. J. West, che permettono di seguire Orwell al lavoro. Il volume comprende interventi politici e culturali, adattamenti radiofonici e ritratti di scrittori. Accanto ai testi sulla guerra, sul razionamento e sulla vita civile in tempo di conflitto, compaiono qui le letture che più contavano per Orwell e che voleva trasmettere a un pubblico lontano: Swift, Bernard Shaw, Oscar Wilde, ma anche H. G. Wells, Anatole France, Hans Christian Andersen, Ignazio Silone, E.M. Forster. Il risultato non è una raccolta occasionale, ma il profilo intellettuale di uno scrittore che, dentro un'istituzione ufficiale, cerca ostinatamente di salvare tono, chiarezza e misura dando in questo modo anche indicazioni non solo di lettura ma di "vita". Questi testi mostrano un Orwell meno monumentale e più concreto: un autore che deve parlare in tempi brevi, per radio, a destinatari reali, in una situazione intricata. Deve spiegare l'Inghilterra a chi la guarda con sospetto, difendere la lotta contro il nazismo senza occultare la questione coloniale, usare la radio come strumento di guerra senza abbandonare del tutto il proprio rigore critico. Leggere oggi queste pagine significa entrare nell'officina di Orwell prima della Fattoria degli animali e di 1984. Vi si trovano già alcuni dei suoi nuclei essenziali: il rapporto tra verità e propaganda legato all'abuso del linguaggio, la responsabilità dello scrittore, la difficoltà di parlare onestamente dall'interno di un apparato. Ma vi si trova anche l'Orwell lettore, mediatore culturale, uomo di radio. È questo doppio movimento, storico e letterario insieme, a fare del volume un documento di prima importanza.