Medusa Edizioni Libri
Libri editi da Medusa Edizioni Studi teatrali
Il Paese della sceneggiata Fofi Goffredo - Medusa Edizioni, 2017 - Le Api
Per tutto il corso del Novecento, fino agli anni Ottanta e Novanta, la sceneggiata è stata la forma di spettacolo prediletta dal proletariato napoletano e campano, dal cosiddetto sottoproletariato urbano - in realtà proletariato marginale - e dal mondo contadino che, quando era costretto a entrare in città, trovava il suo svago al teatro Duemila o al Trianon, vicini alla stazione ferroviaria e a piazza Garibaldi. Gli spettacoli erano tre al giorno, la mattina alle 11, il pomeriggio alle 6, la sera alle 9 e il programma cambiava di settimana in settimana, e si provava il nuovo copione nell'unica mattina in cui il teatro era chiuso. Come nel teatro dell'Ottocento, la compagnia aveva attori in ruoli fissi: al centro, "isso, essa e 'o malamente" e la coppia comica. La scena era il vicolo, e simili erano le storie narrate: l'innocenza insidiata, i buoni e i cattivi, un vicinato partecipe. Tutto diventava pubblico, tutto tornava strada. Al quinto atto, la canzone che dava il titolo a ogni testo e ne riassumeva vicenda e sentimenti. Ci fu un tempo in cui il popolo produceva la propria cultura, le proprie forme di spettacolo, la propria musica. Aveva gusti e idee propri e non quelli imposti dal potere attraverso comunicazioni di massa artefici di una cultura omologata e massificata. È utile ricordarlo.
Divine oscenità. Alle origini dello spettacolo Tessari Roberto - Medusa Edizioni, 2015 - Hermes
Partendo dall'ipotesi che alle origini del teatro e delle arti sceniche vi siano miti e leggende che interessano tanto l'Occidente quanto l'Oriente, questo saggio segue le tracce dei miti di Baubo e di Uzume. Il primo fa riferimento alle differenti versioni dell'episodio relativo alle vicissitudini vissute da Demetra nel territorio di Eleusi, ultima tappa nelle peregrinazioni della dea alla ricerca di Persefone: disperata per la scomparsa della figlia, Demetra incontra l'ancella Baubo, che davanti a lei esibisce il sesso nudo in un gioco osceno-grottesco, riuscendo così a distoglierla dal suo lutto, e a farla ridere. Ponendo a confronto il mito shintoista di Uzume e il mito di Baubo-Demetra (ed evidenziandone oltre ogni dubbio la strettissima somiglianza) il saggio avanza l'ipotesi inedita che, come nel primo gli uomini di teatro giapponese riconobbero il momento di nascita del No, così nel secondo potrebbe essere individuato un perduto mito di origine del teatro comico occidentale. Poiché questo teatro, nel suo sviluppo storico, ha inteso porre in primo piano il valore artistico della parola scritta (e della logica che distingue la parola scritta), il mito di Baubo - tutto fondato sulla comicità che scaturisce dal solo gesto fisico - sarebbe stato estromesso dalle considerazioni sul mondo dello spettacolo, e confinato nel segreto del rito iniziatico eleusino...